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Il canto del Muazin
I passeri della Tunisia
frugano,
con becchi appuntiti,
i prati verdi
all’imbrunire.
Rivoltano lesti
frammenti di fango
per stringere in bocca
piccoli vermi.
Un guizzo d’ali
e l’ambita conquista
trapassa oltre gli oleandri.
Come loro rivolto zolle di pensieri
-i sogni il mio becco-
addento per un attimo
la leggerezza dell’essere.
Volo fulmineo
oltre le fronde dei ficus.
Assaporo la mia effimera preda.
Tutto,
in fievoli bagliori,
si dissolve
nel vento della sera
che porta con se
la nenia del Muazin.
Artisti
Aprono cieli chiusi
gli artisti.
Trafiggono
galassie inesplorate
nell’irrazionalità
del buio siderale.
Sfogliano pagine bianche
da scrivere in un libro
mai letto.
Spremono angosce
ritrovando gocce d’armonie
di note irreali.
Pennellate decise
per l’acquarello
della realtà.
Slanci psichici
oltre il dolore,
fuga dal labirinto
della “normalità”.
Spazi mentali
creati dal nulla,
memorie disperse
appese al filo d’Arianna.
Frantumi,
cocci di sentimenti,
rincollati
generano mosaici
cangianti d’umore,
sempre diversi.
Anelito tracotante
-sgretolate le apparenze-
d’insopprimibile
libertà.
Amen
Inedia di spirito anelante
posa
su sconfinati oceani di tenebre
rotti schemi
- involuti-
d’arcadica speculazione
ritornano al precipuo scopo:
amore / odio
vita / morte,
anima / materia.
Scardinate le inibizioni
irrorare
-rigenerato il plasma-
nuove arterie
nei percorsi mentali:
esplosione di mondi
mai procreati
nel buco nero della coscienza.
Esalazioni filosofiche
nell’attesa di eventi ridestanti
l’azione,
ricomposte
nel sacrario della letteratura.
AMEN.
(Reazione furibonda al sacrilegio della
poesia)
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