L'archeologo
Ti sarò grato per sempre,
Poesia.
Restituisci momenti sepolti
negli strati della memoria.
Sedimenti di vita
cementificati
nell’impasto di smarriti ricordi.
Come un archeologo,
la penna una piccozza,
per fiaccola la fantasia,
rimuovo la coltre di fango,
frugo
tra le sabbie mobili
della coscienza.
Ripago, al fine,
la immane fatica
di fronte al riverbero
di un gioiello arrugginito.
Lucido ogni spigolo e rientranza,
rispuntano volti con occhi parlanti,
atmosfere colme di denso piacere,
rotti pianti d’amore e tristezza.
Un semplice, bianco, foglio
una delle teche
di un grande museo
di rinate emozioni.
Sprizzo di gioia al cospetto
dell’ultimo amuleto ritrovato.
Che sia un lacero osso
o un opale iridescente
fa lo stesso.
In pugno, a me pare,
di stringere un raro diamante.
Brillerà sempre per le mie pupille.
La valigia
Partirei per un viaggio senza meta ne fine.
Nella valigia metterei l’essenziale.
Un cappotto caldo di emozioni vissute.
Una maglietta sottile di amori profumati.
Un paio di mutande, indimenticabili,
come gli occhi di mia figlia.
Un paio di calzini,
come le fatiche lavorative
delle quali, di tanto in tanto,
si può fare a meno.
Un paio di scarpe dalla suola robusta
come l’esperienze, utili
per affrontare un lungo cammino.
Un paio di calzoni resistenti
per sedersi comodi su ogni cosa,
come la coscienza,
facili da lavare quando si sporcano.
Un costume da bagno per immergersi
nel mare della solitudine
venendone a galla, per prendere fiato,
con poche bracciate.
Una matita e un foglio bianco
per afferrare
con un balzo felino
le mie fugaci riflessioni
nella savana desertica
degli uomini.