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Fetida
l’omertà,
striscia,
stronca, divora
germogli,
mentre
risibili orpelli
al
servo lurido
mostrano.
Pori
sensibili,
il
viscido contatto
avvertito,
di
quella mano
ratta, ascosa
rifiutano
il
penetrare
dell’immondezza:
guardali,
loro
attorniati,
dall’innominabile
impasto
viscoso...
Ehi
tu, ora ascolta,
ho
in serbo un
tarlo,
te
ne fo dono,
a
tua volta dono
ne farai,
il
tarlo è piccolo
ma
come esercito
moltiplica,
canceroso
renderà lo
scranno,
scricchiolosa,
cedevole
l’altezza...
Allontaniamocene
presto,
al
drago gli ultimi
bocconi...
poi
con Daniele
diremo:
ecco
quello che voi
adoravate!
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