Fuga

 

 

 

Come l'aratro scava le zolle

un sibilo insonoro penetra le cellule

di un gufo e affonda nella paura

di un momento che svanisce.

 

Le strade fatte di pietra e sudore

s'inerpicano alla vetta

ma il cuore si fa gesso

e gli occhi non sanno vedere

mani adunche, rapaci

protese su ciò che non appartiene

ad altri, che alla terra.

 

Non resta che nascondere

la propria vergogna

dietro a un filo d'erba

rosso per lo spavento.

 

Scalpitio di zoccoli

cavalli neri in fuga

dietro li rincorre il ricordo

di una libertà mai esistita

esaltata e mai concessa

se non nella retorica usata

facile alla penna e alla parola.

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