Il Cavallo -  mitologia e storia - pag. 2

 

Nel secondo significato, invece, il cavallo diviene animale ctonio, tenebroso e lunare.

E' il mezzo di trasporto delle anime dei morti nell'Ade greco, negli Inferi, nella profondità delle viscere della terra.

E' alleato primario delle divinità del sonno eterno.

Sotto tale aspetto, fa testo la tradizione della cosiddetta "caccia selvaggia", protrattasi nell'Europa occidentale per tutto il corso del Medioevo, che vuole i demoni - anche la dea Diana o il dio nordico Odino - cavalcare di notte feroci e demoniaci destrieri a caccia di anime da rapire per poi scagliarle nel più profondo inferno.

Nondimeno il cavallo nelle antiche tradizioni, non fu considerato un animale come gli altri e la sua vita - o il suo destino - fu percepita come inseparabile da quella dell'uomo.

Ne farebbero testo le usanze, spesso praticate sia dai popoli orientali (Cinesi, Tartari, Mongoli, Persiani) che europei (Vichinghi, Galli e Germani in genere), di seppellire il cavallo insieme al padrone defunto.

Infatti, tra il cavallo e l'uomo s’instaura un particolare rapporto di simbiosi, fonte d’armonia o di conflitto.

In tema di simbolismo psichico, tale rapporto si riflette nella sfera mentale.

Si potrebbe dire che di giorno il cavallo è diretto dall'uomo che lo cavalca verso gli scopi prefissi, ma di notte sarebbe l'animale a diventare la guida del cavaliere i cui occhi sono ciechi nelle tenebre e solo il cavallo potrebbe procedere attraverso l'oscurità del mistero inaccessibile alla ragione.

Ma se cavaliere e cavallo sono in conflitto, allora il procedere insieme potrebbe condurre fino alla follia, all’insensatezza e alla morte.

Difatti, tutte le tradizioni ed i miti che hanno per oggetto il cavallo, esprimono sostanzialmente le innumerevoli possibilità del rapporto tra l'uomo e quest’animale.

Persino gli eventi che hanno caratterizzato per secoli e secoli la storia dell'uomo, hanno avuto quasi costantemente come protagonista il cavallo.

Le guerre e le battaglie, il trasporto e l'alimentazione, l'istituzione d’ordini religiosi e l'economia, l'arte e la medicina, il lavoro e quanto è stato punto-chiave dell'esistenza umana, lo ha avuto come attore comprimario, come a sottolineare un rapporto millenario che, siamo convinti ha oltrepassato di gran lunga la semplice utilizzazione pratica.

La simbiosi tra l'uomo e il cavallo si concretizzò, già in epoca greco-classica, nel mito dei Centauri.

Esseri con la testa, busto e braccia umane ed il resto del corpo completamente equino, i Centauri abitavano con le proprie femmine e i loro figli nelle foreste poste alle pendici dei monti.

Si nutrivano di carne cruda ed erano inclini a rapire e ad abusare con violenza delle donne.

Sotto tale aspetto, i Centauri avrebbero rappresentato il simbolo della parte selvaggia dell'uomo.

Secondo una tradizione mitologica più esauriente, i Centauri sarebbero appartenuti a due categorie eticamente ben distinte.

Una avrebbe rappresentato la forza bruta e irrazionale per cui i Centauri sarebbero stati originati dall'unione d’Issione con una nuvola, l'altra invece avrebbe rappresentato la forza benefica.

Secondo tale tradizione i Centauri sarebbero nati dalle nozze tra Cronos e la ninfa Filiria.

A quest'ultima razza di Centauri apparteneva Chirone, già maestro d'armi e di saggezza di Eracle, che avrebbe lasciato, perché ferito mortalmente ed .intuendo terminata la propria missione in seno alla collettività umana la propria immortalità in eredità a Prometeo

Dal punto di vista psicanalitico, il Centauro è il simbolo dell'inconscio che diviene possessore della personalità di un uomo che si abbandona quindi ad ogni impulso bestiale.

L'identificazione dell'animale con l'uomo è presente nelle tradizioni di molte popolazioni.

Il cavallo ebbe parte integrante nei riti dionisiaci greci e mediorientali, principalmente nelle liturgie che ebbero attinenza con il concetto di possessione e di iniziazione.

Infatti, l'uomo, caduto in trance estatica qui diviene egli stesso cavallo attraverso un'opera medianica d’identificazione psichica con l'animale e, come tale si comporta.

In altre situazioni l'uomo era persino cavalcato da uno spirito, o da una divinità.

In tema d’iniziazione ai misteri cosmogonici, in tali tradizioni spesso i neofiti furono chiamati "giovani cavalli", mentre gli iniziatori alle dottrine erano identificati con il termine di "allevatori" o di "mercanti di cavalli".

Se il cavallo rappresentò le componenti animali dell'essere umano, ciò fu anche dovuto alla natura dell'istinto equino che lo fece sembrare dotato di poteri di veggenza - peraltro fu molto sviluppata nei paesi del Levante, fino al IV secolo, la pratica dell’"ippomanzia" (previsione del futuro mediante il comportamento equino) - e mezzo d’espressione delle divinità.

Alcune figure della mitologia greco-classica, fra cui il cavallo-alato Pegaso, rappresentarono non tanto la fusione del mondo celeste e di quello sotterraneo, quanto la sublimazione dall'uno all'altro.

Infatti, Pegaso, il cavallo più noto della mitologia classica , fu eternato come cavallo celeste - regge i fulmini di Zeus -  ma fu anche rappresentato con un'origine ctonia, essendo nato dagli amori di Poseidone con una Gorgone.

In tal senso si potrebbe affermare che il cavallo simboleggiò la sublimazione dell'istinto umano e l’uomo in questo caso non fu considerato un veggente, uno sciamano posseduto dalla divinità, bensì un iniziato alla saggezza divina la quale, attraverso lui a noi si manifesta.

Tuttavia, l'iniziazione cavalleresca nell'Occidente medievale presentò molteplici elementi d’analogia con le pratiche magico-religiose classiche prima accennate: fu un simbolo d’innalzamento verso Dio e, sostanzialmente, un elemento d’elevazione spirituale.

 

Cavalli funerari e cavalli celesti.

Le antiche tradizioni dei popoli dell'Europa continentale hanno conservato, nella letteratura e nel senso del magico della natura, l'immagine del cavallo come animale dai poteri misteriosi, poteri che suppliscono a quelli dell'uomo quand’essi si arrestano particolarmente al momento della morte.

In tal senso, si ritrova il cavallo che svolge molteplici funzioni peculiari degli sciamani, soprattutto grazie alla credenza che l'animale fosse un profondo conoscitore dell'Oltretomba.

In non poche leggende, inoltre, il cavallo assunse la valenza della manifestazione della morte, parimenti alla figura di una tetra donna scheletrica che impugna la falce tipica espressione nel folclore europeo.

Nondimeno "i cavalli della morte", o "cavalli segnali di morte", sono presenti anche nella mitologia celtico-irlandese e in quella greco-mediterranea.

L'eroe irlandese Conal Cernach possedeva un cavallo con la testa di cane, detto "il rosso di rugiada", che appariva ai nemici profetizzando loro la morte.

L'eroe dei Thuata, Chuchullainn, aveva due cavalli magici, dal nome Grigio di Macha e Nero nello Zoccolo, che versavano lacrime di sangue quando il loro padrone era in procinto di uccidere i nemici.

Presso quasi tutte le popolazioni greche sognare un cavallo era presagio di morte imminente di un famigliare prossimo.

La stessa divinità Demetra fu spesso rappresentata con la testa di cavallo e, in simile accezione, fu costantemente associata alle Erinni terribili esecutrici di morte.

I "cavalli della morte" furono rappresentati sempre di colore nero ed identificati nella maggioranza dei casi con il demonio, con un dannato o con l'anima sofferente di un trapassato.

Nei racconti comparvero anche cavalli "lividi", ovvero di colore grigio-chiaro o argentato come uno spettro.

Questo colore è quello del lutto, della sofferenza e della penitenza (cfr. libri inerenti alla "Apocalisse" di Giovanni) e, secondo la tradizione anglosassone e tedesca, è anche presagio di morte drammatica ed imminente.

Nella Francia medievale il cavallo livido era chiamato "albero della morte".

La sua immagine fu riprodotta mirabilmente in un'incisone di Albrecth Durér dal titolo "Il cavaliere, la morte e il diavolo" nella quale si ebbero riflesso gli incubi della tradizione europea secolare in tema di cavalli mortuari.

Ma oltre al significato funebre, il cavallo riveste anche il simbolismo della forza e della potenza generatrice. In proposito, il celebre antropologo Arthur Schroeder riportò un rito praticato per secoli dai re irlandesi al momento del loro insediamento sul trono. Il re si univa carnalmente con una cavalla nera, la quale in seguito era uccisa, la sua carne bollita e offerta in pasto ai commensali di un ricco banchetto.

Successivamente il re doveva immergersi nel brodo dell'animale bollito contenuto in un calderone di colore bruno.

Il significato della cerimonia, a detta di Schroeder, è la riproduzione dell'unione ctonia-uranica della regalità: il re si sostituisce alla divinità celeste per fecondare la terra, qui allegorizzata dalla giumenta.

Con l'immersione nel brodo, inoltre, si sarebbe operato il "regressum ad uterum": il calderone avrebbe rappresentato l'utero della madre-terra e il brodo le acque amniotiche.

Con questa cerimonia, di carattere tipicamente iniziatico, il re dopo essere entrato in contatto  con i poteri più sottili e segreti della terra madre risvegliati sotto le sembianze di una cavalla nera, sarebbe rinato a nuova vita.

Il cavallo, particolarmente nelle antiche tradizioni dei popoli mediterranei, ascese, nelle valenze sia fisiche che spirituali, anche a simbolo di giovinezza e di forza generatrice,

La sua raffigurazione assunse il valore sia ctonio che uranico, tellurico e celeste insieme.

In tale senso l'animale divenne simbolo di potenza sessuale.

 

Anche ora certi termini come "puledro" o "giumenta" possono assumere un significato erotico che ha la stessa ambiguità linguistica del verbo "cavalcare".

Peraltro, come il cavallo maschio ha rappresentato la forza sessuale fecondante, l'istinto e lo spirito, la giumenta ha incarnato il ruolo della terra-madre nella ierogamia fondamentale cielo-terra che costantemente ha presieduto alle tradizioni magico-religiose degli antichi popoli del Mediterraneo dediti all’agricoltura.

La potenza virile simboleggiata dal cavallo, si presenta anche nelle cerimonie magico-religiose di natura guerresca. Ad esempio, nell'antica Roma i cavalli destinati alla guerra erano consacrati al dio Marte e a lui sacrificati affinché il popolo fosse protetto dai flagelli naturali.

La coda dell’animale era mozzata e infissa, insieme alla testa, sul portale del tempio di Marte.

Il suo sangue, invece era usato nei suffumigi degli armenti o, dopo essere stato essiccato, come fertilizzante dei campi.

Il cavallo inoltre, per la rapidità della sua corsa fu associato al tempo.

Fu connesso altresì allo "spirito del grano" (cfr. teorie di James Frazer).

In quest'ultimo significato, il ruolo dell'animale è stato documentato in molte tradizioni dell'Europa continentale.

In Francia e in Germania, ad esempio, fino a non molti anni fa era usanza che nel tempo della mietitura il cavallo più giovane di un paese fosse festeggiato con cure particolari, affinché garantisse la nuova germinazione del cereale.

In certi paesi dell'Irlanda nord occidentale, ancor oggi persiste l'usanza di gettare il simulacro di un cavallo sopra un falò nel periodo della mietitura, affinché lo spirito benefico del cavallo garantisca un raccolto abbondante nell'anno successivo.

Considerato poi che il cavallo poteva garantire la fertilità dei campi, l'animale fu spesso associato anche all'elemento acqua.

Si riteneva che avesse il potere di far sgorgare le sorgenti con un colpo di zoccolo inferto contro la terra e che sapesse individuare il percorso delle vene acquifere sotterranee.

Lo stesso cavallo Pegaso, secondo la mitologia greca, fece scaturire la sorgente Ippocrene - la "sorgente del cavallo" - non lontano da un bosco sacro alle Muse.

Ecco perché il cavallo divenne una sorta d’epifania divina.

I cavalli trainano il carro del sole, e all'astro sono consacrati.

Il cavallo diviene l'attributo principale del dio Apollo, nella sua qualità d’auriga della biga solare.

Nell’iconografia classica dell'antica Grecia il carro del sole è tirato da quattro destrieri bianchi, mentre quello della luna da quattro buoi dal manto pezzato.

Anche nella Bibbia sono contenuti riferimenti al carro del sole trainato da quattro cavalli, così come il profeta Elia è rapito in cielo su di un carro di fuoco portato in volo da quattro destrieri dal colore dorato.

Un'immagine similare è presente nell'antica letteratura induista ed in certe tradizioni buddiste.

In quest'ultimo caso, il cavallo è considerato sostanzialmente il simbolo dei sensi umani relazionati allo spirito: questi trascinerebbero caoticamente la mente dell'uomo qualora non fossero guidati dal sè, ovvero dal "signore del carro". 

Pagina 1

Pagina 2

Pagina 3



Painting by © Salvador Dali (1904-1989)
The Happy Unicorn 1977 - Spain

le immagini sono di Jim Warren e Boris Vallejo