LA SCELTA GIUSTA

 

 

L'immagine è di Dorian Clavenger

La parola è più veloce del piede

e non restano che i sospiri

a tramutarsi in farfalle variopinte

nell'azzurro velame

impalpabile e radioso

del vento immutabile dell'est.

 

Attraverso le antiche strade

si celano le colpe

ed i martoriati attimi

di gloria irrompono

nell'insorgere del pentimento

ed annullano la volontà.

 

Così continua la storia

così si ripete eguale

e si incammina verso la meta

verso la fine

ma segue un nuovo inizio.

 

Trovare un attimo

nascosto nel tempo

sempre più logoro

sempre meno libero

e credere di andarsene

ma non sapere dove

perché la notte ha 1000 occhi

e il giorno non consente

la libertà dell'essere

nel suo peregrinare eterno

e sentirsi prigionieri

di una realtà che incalza

e cinge di catene i polsi

e chiude gli occhi.

 

Così un balzo verso l'ignoto

non protegge ma svela

la differenza sciocca

fra il camminare

ed il fuggire inutile.                          

 

Ovunque io mi volti

qualunque cosa tocchi

sento l'ipocrisia del tutto

nell'essere ciò che non si è

nell'avere ciò che non si vuole

e nel pretendere l'impossibile.

 

Ma ancora ci resta

la speranza di morire

e forse non per sempre

anche se non si può

chiedere aiuto al cielo

arrampicarsi sui vetri

nel labirinto della mente

nel non capire il nesso

il senso del nonsenso

di un volto sfocato

e basterebbe un gesto

e basterebbe un atto di coraggio

e cambierebbe la storia

ma non si può!   Non si deve!

Travolgere la vita altrui.

 

Che vale allora perdersi

se l'allodola ha smesso il suo canto

e la formica ha sospeso il lavoro?

Forse che la nuova via

sia lastricata di gemme?

Per scambiarle con le lacrime

di loro, gli altri?

Forse sarebbe bello

seguire la logica della vita

che nasce dalla morte

e non domandarsi:

 

     chi ho ucciso oggi?

     a chi devo la vita?

     chi travolgerò domani?

 

Guardarsi le mani

che grondano di sangue

per lavarlo con le lacrime

di un desiderio irrisolto

e sperare di purificarsi

nel dolore assurdo

della rinuncia

nel pianto sterile

di una solitudine profonda

e poi ancora chiedersi:

 

     se mai verrà la fine

     se mai verrà la pace

     se mai esista un angolo

     un paradiso in cui

     la parola  LIBERTA'  abbia valore

     e non limiti l'altrui

     e viceversa.

 

Altrimenti...

 

     tutto sarebbe inutile

     ed allora, tanto varrebbe

     mordere l'attimo  e...

 

UCCIDERE !