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Amica
mia,tu
che
conosci
la
legge
lo
sai
bene.
Da
sempre
si
ruba.
Nelle
tasche,
nelle
banche,
nelle
casseforti.
Addirittura
si
profanano
le
chiese,
le
tombe.
Né
il
diavolo
né
Dio
proteggono
dai
ladri.
Non
desiderare
la
roba
d’altri
ci
dicevano
durante
l’infanzia,
non
desiderare
la
donna
d’altri
nell’adolescenza.
E
non
desiderare
l’anima
d’altri
chi
ce
lo
ha
mai
detto?
Eppure
anche
l’anima
si
può
rubare
e
né
tu
né
la
legge
potete
far
niente
per
il
derubato
o
per
il
ladro.
L’anima
non
si
ruba
come
la
rubano
la
religione,
l’ideologia
politica
o
l’amante.
O,
almeno,
non
solo
così.
L’anima,
purtroppo,
si
può
rubare
concretamente,
materialmente,
col
potere
delle
formule,
dei
rituali,
degli
incantesimi
che
appartiene
alla
magia.
Solo
il
mago
lo
può
fare.
Il
mago
nero.

E’
lui
che
conosce
le
parole
protette
dal
segreto
dei
secoli,
lui
che
le
carica
del
suo
“mana”,
lui
che
si
impadronisce
di
ciò
che
abbiamo
di
più
prezioso
e
che
spesso
ignoriamo
di
possedere.
Il
mago
nero
non
conosce
la
luce
del
sole,
non
ama
le
ore
del
giorno,
i
rumori
della
vita.
Il
suo
regno
è
la
notte.
Il
suo
letto
una
bara
di
legno
scuro,
la
sua
casa
un
antro
tenebroso,
isolato
da
pesanti
cortine
di
velluto.
Poco
importa
se
si
tratta
di
una
grotta
dalle
nude
pareti
di
pietra
o
del
moderno
appartamento
accanto
al
nostro.
La
sua
sola
fonte
di
luce
è
una
candela
di
cera
vergine.
Nera.
Egli
comanda.
E,
l’indomani
mattina,
potremmo
svegliarci
fantocci
nelle
sue
mani.
Uomini
fatti
di
niente.
Senza
volontà,
senz’anima.
Il
mago
nero
sa
bene
a
chi
appartiene
l’anima
che
ha
deciso
di
dominare,
di
ridurre
in
schiavitù,
di
annientare.
Forse
proprio
in
questo
momento
lo
sta
facendo
per
te,
per
me,
per
la
tua
o
la
mia
anima.
Forse
proprio
adesso,
protetto
dal
silenzio
e
dall’oscurità
della
notte
alta
o
dalla
voce
del
televisore,
sta
chiamando.
Oscure
le
sue
parole.
Suoni
impercettibili
appena
bisbigliati.
Nero
il
suo
mantello,
nero
il
cappuccio
che
gli
copre
il
volto.
Soltanto
la
stella
a
cinque
punte
brilla
sul
suo
petto
mandando
bagliori
sinistri.
Carichi
di
mistero
i
suoi
gesti.
Sparge
profumi
e
brucia
erbe.

Impugna
il
bastone
del
comando,
il
pugnale
che
sottomette
gli
spiriti
dell’acqua,
dell’aria,
della
terra
e
del
fuoco.
I
demoni
delle
tenebre
danzano
intorno
a
lui,
strumenti
di
maleficio
nelle
sue
mani.
I
quattro
angeli
neri
dell’Apocalisse
aspettano
i
suoi
ordini.
Voli
di
pipistrelli
si
levano
nella
notte.
Tutte
le
creature
del
buio
lasciano
i
loro
rifugi.
Svegliatevi,
serpi
che
strisciate!
Accorrete
scorpioni
e
ragni
dal
veleno
mortale!
Il
mago
nero
ha
chiamato.
Dategli
il
vostro
succo,
radici
velenose,
funghi
che
fate
smarrire
la
ragione,
piante
dai
nomi
terribili
che
togliete
la
vita!
Il
mago
nero
ha
chiamato.
Ripete
il
nome
della
sua
vittima
e
la
sua
voce
è
poco
più
di
un
sussurro…
“Ascoltami!
Ascoltami!
Sei
tu
quello
che
voglio!
Ti
seguirò
di
sentiero
in
sentiero,
di
valle
in
valle,
di
cima
in
cima,
di
gola
in
gola,
di
collina
in
collina…
fino
a
che
non
verrai
da
me!”
Risponde
l’anima?
Ha
scampo?
Ha
forza
sufficiente
per
ribellarsi
al
tremendo
richiamo
dello
sciamano
nero?
“Che
venga…
che
venga…nessuno
la
trattenga!
Che
corra…
che
corra…
nessuno
la
soccorra!”
Si
annulla
la
sua
volontà?
E’
pronta
quest’anima
ad
ubbidire?
Ad
amare
chi
non
ama,
a
colpire
chi
non
conosce,
ad
uccidere
chi
non
vuole
uccidere?
Quante
anime
prigioniere
ci
sono
dietro
il
mistero
di
delitti
irrisolti?
Fanciulle
strangolate,
uomini
impiccati,
suicidi
di
massa,
catastrofi
non
proprio
così
naturali
come
si
crede?
Il
mago
nero
ha
al
suo
servizio
le
furie
infernali,
gli
spiriti
maledetti,
Belial,
Astaroth,
e
lo
stesso
Satana
si
piegano
davanti
al
suo
volere
e
l’unico
che
può
contrastarlo
è
un
altro
mago,
si
chiami
come
si
chiami,
prete,
esorcista,
stregone,
mago
bianco
o
anche
solo
amore.
E’
l’unico
che
può
tranquillizzarci
di
fronte
alla
buia
ipotesi
di
essere
rimasti
senz’anima,
povere
mosche
che
si
dibattono
nella
ragnatela
mortale
del
ragno
affamato.
Ma
c’è
ora,
in
questo
preciso
istante,
un
mago
bianco
disponibile
per
ciascuno
di
noi? Intanto
il
mago
nero
ha
chiamato.
Stanotte
vuole
l’anima
di
una
donna.
E
l’anima
ha
risposto.
Una
lucciola.
Una
scintilla.
Ecco
l’anima
di
una
donna.

La
mano
abile
del
mago
l’afferra,
la
cattura
e
con
un
gesto
rapidissimo
la
rinchiude
in
un
piccolo
vaso
di
vetro
e
la
pone
accanto
a
teschi,
paramenti
sacri,
drappi
neri
e
viola,
chiodi
arrugginiti,
pesanti
catene…
I
bracieri
sono
accesi.
I
vetri
dei
vasi
che
contengono
le
anime
si
arrossano
al
fuoco.
Sono
tanti,
troppi…Ecco
Eva,
Maria
Stuarda,
Dalila
e
Dejanira,
Santippe,
Matilde
di
Canossa,
Cleopatra,
Agrippina,
la
bella
Elena,
Clitennestra,
Medea,
Saffo,
Laura,
forse
tu,
forse
io…
E
ogni
vaso
contiene
saliva,
capelli,
cicuta
e
anche
qualcosa
che
non
si
vede.
No
che
sembrano
sì,
sì
che
sembrano
no,
e
false
carezze,
baci
senza
amore,
inganni,
menzogne,
lacrime
di
chi
piange
solo
con
gli
occhi,
insulti,
tradimenti,
desideri
di
vendetta,
odio,
morte…
Ecco
le
anime
che
hanno
risposto
e
che
risponderebbero
ancora.
Quelle
femminili,
ma
anche
quelle
maschili.
Ma
il
mago
nero
non
ha
concluso
il
suo
macabro
rituale.
“Io
ti
comando…
io
ti
comando…”
è
nei
puntini
di
sospensione
la
ragione
della
chiamata,
lo
scopo
della
cattura,
l’ordine
da
impartire
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