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LA GATTA VELINA di Ione Vernazza |
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Carolina
è una gatta cocciuta come poche, sa benissimo come ottenere quel che
vuole e quando lo vuole. Normalmente
la chiamo Cary, è un richiamo più breve
ed incisivo e con lei talvolta bisogna imporsi. Ricordo che, quando è arrivata in questa casa, c’è stato più di un attimo di panico, ci siamo ridotti a chiedere al veterinario se c’era qualche modo di tranquillizzarla un po’, proprio come da qualche parte purtroppo si usa fare coi bambini che piangono molto.
Era piccolissima, magrissima, tutta testa, con due enormi occhioni azzurrini un po’ strabici e continuava a miagolare imperterrita con quel verso sordo e basso tipico dei siamesi arrabbiati.
Non c’era verso di farla smettere, giochini, cibo, coccole, niente, dopo poco ricominciava, implacabile.
Poi
pian piano, certo è cresciuta, ma sono convinta che ha anche molto
ragionato ed ha capito che non era quello il modo di relazionarsi con
noi, ci raggelava soltanto. Così
lei è riuscita a compiere un’evoluzione che tanti, purtroppo, non
realizzano mai in tutto l’arco della loro vita. Cary
invece, superato il disagio dell’adattamento al nuovo ambiente, ha
imparato a presentare le sue richieste e a perseguire i suoi intenti
diventando appunto una grande attrice: proprio una gatta “velina”, e
come le ragazze chiamate veline fanno carriera con i loro sorrisi e la
loro bellezza, lei ha fatto carriera nei nostri cuori imparando a
modulare il suo miagolio in modo a dir poco raffinato. Al
posto dell’orrendo sgnaulìo dei primi tempi, sempre cupo, lamentoso,
minaccioso, Cary sa ora
alternare silenzi sapienti ad autentici capolavori degni di un mezzo
soprano, e così partecipa, risponde, chiede, commenta, protesta,
instaura con chi le è vicino un vero colloquio. Solo
a tratti l’istinto la sopraffà e qualche volta ritorna alle antiche
abitudini, ma davanti ad un “Cary” pronunciato un po’ seccamente,
si controlla subito. Posso affermare che la mia gattina adesso è una remora per tutti noi: lei ama i toni pacati, il garbo, la calma, insomma vuole dagli altri quel che lei è arrivata ad imporre a se stessa per vivere bene con noi, il che costituisce certamente un bello spunto di meditazione per le troppe persone “perfette” che si definiscono “padrone” di animali.
Ione Vernazza
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