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«Telecamera cinque.» Ordino
a Sara.
C’è un tremolio sullo
schermo, poi l’immagine si stabilizza. Adesso vedo chiaramente l’ingresso della
banca.
«Dovrebbe uscire tra poco.»
Affermo.
«Eccolo!» Esclama Sara
puntando il dito.
Leggermente sovrappeso, una
incipiente calvizie, occhiali. Eseguo un veloce confronto con la fotografia
appesa qui accanto, quella che mi ha dato sua moglie; corrisponde alla
perfezione, sì è proprio lui.
« Lato opposto di via
Zabarella, telecamera fissa su gioielleria San Marco!» Mi affretto a dire.
Sara seleziona uno degli
innumerevoli cerchietti rossi che segnalano le telecamere di sorveglianza
installate nel perimetro cittadino, poi inserisce il codice di accesso e apre il
collegamento.
E’ efficiente Sara. Brava e
veloce. Il miglior elemento della mia squadra.
Adesso vedo una fila di
macchine parcheggiate. «Dovrebbe avere una BMW 520» Dico in un sussurro.
«Lì!» Mi fa Sara «Sta
salendo in macchina» Poi si blocca in attesa di un mio ordine.
Il tempo fuori è bello, il
cielo limpido, il sole tramonterà dopo le otto, e nel traffico rischiamo di
perderlo. « Collegamento satellitare, sintonizzati sul canale 45.» Sparo.
«Quello riservato al
controllo del traffico?» Mi chiede.
«Sicuro, muoviti.»
L’auto intanto è uscita
dall’inquadratura. Impreco trattenendo il respiro, questi sono i momenti più
delicati, basta poco perché ogni cosa vada in fumo.
Sara non batte ciglio,
inserisce un nuovo codice, sintonizza la frequenza, seleziona le coordinate e
infine orienta l’antenna parabolica sul tetto del palazzo.
Un altro cambio di
inquadratura e vedo la città ripresa dall’alto.
«Presto aggancia il segnale
del suo cellulare e connettilo al satellite!» Quasi urlo.
«Numero?»Fa lei senza
battere ciglio.
Cazzo il
numero, me lo stavo dimenticando, ce l’ho scritto qua davanti da qualche parte.
Trovato! Glielo detto scandendo per bene le cifre. La osservo preoccupato, ma
lei con le mani vola sulla tastiera senza esitazioni.
«Agganciata BMW grigio
metallizzato.» Afferma ad un certo punto tutta soddisfatta.
Sara sei meravigliosa,
penso. Si vede che questo lavoro le piace, ma non le dico niente, non voglio che
si monti la testa. La premio solo con un «bene cerca di non perderla.»
L’auto adesso sta
percorrendo Via Altinate, poi gira lungo Corso del Popolo e infine si ferma in
Piazza Insurrezione. Il nostro uomo scende, attraversa il marciapiede e
scompare.
Scorro velocemente la mappa
della città, c’è un ufficio postale proprio lì accanto. «Collegati al
distaccamento di polizia municipale di via Volturno e poi alle telecamere
dell’ufficio postale n° 25.»
Sara esegue precisa come un
cronometro.
«Ma è legale quello che
facciamo?» Mi chiede ad un certo punto con finta ingenuità. Ogni tanto si
diverte a spararmi questi tiri rasoterra come per dire “guarda che non sono mica
scema”.
«Legale, legale, che
paroloni.» La riprendo. «Quello che conta è conoscere le persone giuste. Non per
vantarmi ma la nostra agenzia ormai si è fatta un nome, collabora con la
prefettura, la questura e in parte anche con la polizia municipale. Li ho
aiutati a risolvere un sacco di casi; non ti devi preoccupare, siamo in una
botte di ferro.» Lei mi guarda perplessa, poi alza le spalle «Se lo dici tu.» Le
piace troppo questo lavoro per insistere, sa che potrebbe trovarsi in mezzo ad
una strada senza neanche sapere il perché.
«Ecco lo vedo, c’è qualcuno
con lui.» Mi fa Sara.
«Zuuumma!»
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