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Si tratta di una biondina
slavata, però con un gran bel paio di gambe.
« Ripristinare collegamento
satellitare.» le intimo
L’auto esce dalla città,
prende un argine, scende lungo una stradina sconnessa e sparisce sotto alcuni
alberi. Parto con un’altra serie di imprecazioni, ma abbiamo fortuna, poco più
avanti ricompare in una radura, si ferma.
Per qualche minuto non
succede nulla, poi noto che la BMW comincia ad ondeggiare, dapprima lentamente
poi con sempre maggior intensità. Il movimento è inconfondibile. Ci stanno dando
dentro i mandrilloni, penso. Però mi sento un po’ a disagio a dire il vero qua
con Sara.
«Adesso chissà quanto ci
tocca aspettare.» Abbozzo.
«Dici?» Fa lei
«Rischiamo di perdere il
collegamento satellitare, poi tra meno di un’ora farà buio e allora addio
riprese, vedrai dovremo ricominciare tutto daccapo, un sacco di lavoro
sprecato…» E giù con una sfilza di lamentele così tanto per riempire quel
silenzio altrimenti troppo imbarazzante, ma le sue dita stanno pigiando con
insistenza contro la mia spalla. Mi giro, la guardo.
«Finito.» Fa lei.
«Cosa?»
«Hanno finito.» Ripete
candidamente indicando lo schermo. «Due minuti e quaranta» Conclude.
«Ma li hai cronometrati?»le
chiedo
«Perché non dovevo?»
«Spero che tu non la stessa
cosa con il tuo ragazzo.» Butto lì per indispettirla. Ma lei sorride, sorrido
anch’io. Mi rendo conto che siamo stati fortunati, la partita è ancora aperta.
Il finestrino dell’auto si
abbassa, braccio fuori, preservativo lasciato cadere, poi uno due tre quattro
cinque fazzoletti gettati via.
Scendono, riconosco
inconfondibile la pelata di lui. Uno a fianco dell’altro, un braccio intorno
alla vita, si appoggiano alla carrozzeria dell’auto. Ma cosa fanno adesso?
Sembra che guardino in alto, verso la cima degli alberi.
Lancio una raffica di ordini
a Sara: zuma, ingrandisci, allarga, intensificatore di immagini, aumenta la
risoluzione, scurisci qua, schiarisci là. Alla fine rimangono entrambi
immortalati perfettamente riconoscibili.
«E’ fatta.»Le dico.
«Un lavoro da manuale.»
Annuisce lei porgendomi un give me five tutta sorridente.
Sara se n’è andata, ed anche
gli altri, l’agenzia è deserta, sono rimasto solo. Osservo le scrivanie vuote, i
monitor spenti, i fogli sparsi un po’ dovunque. Dovrei chiamare la signora che
mi ha commissionato l’indagine, dirle che aveva ragione, che suo marito la
tradisce, che passi da me a ritirare tutta la documentazione. Ma non me la
sento, non sono mica un rovina famiglie io. Hanno tre figli, un maschio di
sedici anni, e due gemelline di nove, no proprio non ce la faccio.
Chiamo il marito.
Adesso è qui davanti a me,
ha appena visionato la registrazione, è stordito, pallido e si passa
continuamente la mano sulla pelata. Credo che non si aspettasse un tiro del
genere.
La prendo un po’ alla larga;
comincio a dirgli che siamo entrambi padri di famiglia, che sappiamo come vanno
queste cose, che una scappatella capita a tutti, e bla, bla bla un sacco di
amenità del genere, così tanto per tenerlo sulle spine, per lasciarlo rosolare
per benino, poi alla fine gli faccio intravedere una possibilità, uno spiraglio.
Si riprende, riacquista un
po’ di colore, e di nuovo dietro le lenti appare quella luce furbetta che avevo
notato appena era arrivato qua; lo so si crede un genio, più in gamba degli
altri, capace di cavarsela in ogni situazione, ma stavolta gli è andata male.
«Un modo per uscirne ci
sarebbe.» Insinuo questa volta in modo esplicito.
«Sì come?» Accenna
diffidente.

«Gliela preparo io una bella
storiella per sua moglie, confezionata su misura, con filmati e controfilmati,
alla fine lei risulterà l’uomo più fedele del mondo.»
«Veramente? Si può fare?»
«Come no. Anche se a dire il
vero queste cose comportano un certo rischio, sa la deontologia professionale,
potrei perdere la licenza.»
«Capisco.» afferma
massaggiandosi il mento.
«Inoltre, tempo,
attrezzature, personale qualificato…»
«Quanto?» M’interrompe.
Bene mi piacciono i tipi
perspicaci, naturalmente ho già controllato la sua posizione: vicedirettore di
banca, casa di proprietà, tre appartamenti in affittato, villetta al mare,
azionista in numerose fondazioni. Quello che sto per dirgli non lo farà soffrire
più di tanto.
«Venticinquemila.» Butto lì.
«Venticinquemila euro?» Mi
fa incredulo.
«Perché le sembrano troppi?»
«Insomma.»
«Invece è un affarone.
Guardi che sua moglie non è venuta da me per niente. Le conosco io le donne. In
caso di separazione lei perderebbe tutto. Non ha speranze. Dopo estenuanti
quanto inutili battaglie legali alla fine si ritroverebbe solo e disperato in
un qualche appartamentino semi arredato a piangere su se stesso. I figli
verrebbero affidati a sua moglie e lei sarà costretto pure a versarle gli
alimenti in conformità del tenore di vita attuale.

Io le posso evitare tutto
questo, le posso garantire la pace familiare, fare in modo che sua moglie torni
ad essere quello che era prima, e cosa più importante piena di rimorsi nei suoi
confronti.»
Noto che la sua espressione
è cambiata. Adesso mi guarda come se fossi il suo salvatore. Estrae il
blocchetto degli assegni, ne compila uno diligentemente, poi me lo passa senza
battere ciglio.
Gianluigi Lancellotti
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