Agenzia Investigativa pag. 2


 

Si tratta di una biondina slavata, però con un gran bel paio di gambe.

« Ripristinare collegamento satellitare.» le intimo

L’auto esce dalla città, prende un argine, scende lungo una stradina sconnessa e sparisce sotto alcuni alberi. Parto con un’altra serie di imprecazioni, ma abbiamo fortuna, poco più avanti ricompare in una radura, si ferma.

Per qualche minuto non succede nulla, poi noto che la BMW comincia ad ondeggiare, dapprima lentamente  poi con sempre maggior intensità. Il movimento è inconfondibile. Ci stanno dando dentro i mandrilloni, penso. Però mi sento un po’ a disagio a dire il vero qua con Sara.

«Adesso chissà quanto ci tocca aspettare.» Abbozzo.

«Dici?» Fa lei

«Rischiamo di perdere il collegamento satellitare, poi tra meno di un’ora farà buio e allora addio riprese, vedrai dovremo ricominciare tutto daccapo, un sacco di lavoro sprecato…» E giù con una sfilza di lamentele così tanto per riempire quel silenzio altrimenti troppo imbarazzante, ma le sue dita stanno pigiando con insistenza contro la mia spalla. Mi giro, la guardo.

«Finito.» Fa lei.

«Cosa?»

«Hanno finito.» Ripete candidamente indicando lo schermo. «Due minuti e quaranta» Conclude.

«Ma li hai cronometrati?»le chiedo

«Perché non dovevo?»

«Spero che tu non la stessa cosa con il tuo ragazzo.» Butto lì per indispettirla.  Ma lei sorride, sorrido anch’io. Mi rendo conto che siamo stati fortunati, la partita è ancora aperta.

Il finestrino dell’auto si abbassa, braccio fuori, preservativo lasciato cadere, poi uno due tre quattro cinque fazzoletti gettati via.

Scendono, riconosco inconfondibile la pelata di lui. Uno a fianco dell’altro, un braccio intorno alla vita, si appoggiano alla carrozzeria dell’auto. Ma cosa fanno adesso? Sembra che guardino in alto, verso la cima degli alberi.

Lancio una raffica di ordini a Sara: zuma, ingrandisci, allarga, intensificatore di immagini, aumenta la risoluzione, scurisci qua, schiarisci là. Alla fine rimangono entrambi immortalati perfettamente riconoscibili.

«E’ fatta.»Le dico.

«Un lavoro da manuale.» Annuisce lei porgendomi un give me five tutta sorridente.

Sara se n’è andata, ed anche gli altri, l’agenzia è deserta, sono rimasto solo. Osservo le scrivanie vuote, i monitor spenti, i fogli sparsi un po’ dovunque. Dovrei chiamare la signora che mi ha commissionato l’indagine, dirle che aveva ragione, che suo marito la tradisce, che passi da me a ritirare tutta la documentazione. Ma non me la sento, non sono mica un rovina famiglie io. Hanno tre figli, un maschio di sedici anni, e due gemelline di nove, no proprio non ce la faccio.

Chiamo il marito.

Adesso è qui davanti a me, ha appena visionato la registrazione, è stordito, pallido e si passa continuamente la mano sulla pelata. Credo che non si aspettasse un tiro del genere.

La prendo un po’ alla larga; comincio a dirgli che siamo entrambi padri di famiglia, che sappiamo come vanno queste cose, che una scappatella capita a tutti,  e bla, bla bla  un sacco di amenità del genere, così tanto per tenerlo sulle spine, per lasciarlo rosolare per benino, poi alla fine gli faccio intravedere una possibilità, uno spiraglio.

Si riprende, riacquista un po’ di colore, e di nuovo dietro le lenti appare quella luce furbetta che avevo notato appena era arrivato qua; lo so si crede un genio, più in gamba degli altri, capace di cavarsela in ogni situazione, ma stavolta gli è andata male.

«Un modo per uscirne ci sarebbe.» Insinuo questa volta in modo esplicito.

«Sì come?» Accenna diffidente.

 

«Gliela preparo io una bella storiella per sua moglie, confezionata su misura, con filmati e controfilmati, alla fine lei risulterà l’uomo più fedele del mondo.»

«Veramente?  Si può fare?»

«Come no. Anche se a dire il vero queste cose comportano un certo rischio, sa la deontologia professionale, potrei perdere la licenza.»

«Capisco.»  afferma massaggiandosi il mento.

«Inoltre, tempo, attrezzature,  personale qualificato…»

«Quanto?» M’interrompe.

Bene mi piacciono i tipi perspicaci, naturalmente ho già controllato la sua posizione: vicedirettore di banca, casa di proprietà, tre appartamenti in affittato, villetta al mare, azionista in numerose fondazioni. Quello che sto per dirgli non lo farà soffrire più di tanto.

«Venticinquemila.» Butto lì.

«Venticinquemila euro?» Mi fa incredulo.

«Perché le sembrano troppi?»

«Insomma.»

«Invece è un affarone. Guardi che sua moglie non è venuta da me per niente. Le conosco io le donne. In caso di separazione lei perderebbe tutto. Non ha speranze.  Dopo estenuanti quanto inutili battaglie legali  alla fine si ritroverebbe solo e disperato in un qualche appartamentino semi arredato a piangere su se stesso. I figli verrebbero affidati a sua moglie e lei sarà costretto pure a versarle gli alimenti in conformità del tenore di vita  attuale. 

Io le posso evitare tutto questo, le posso garantire la pace familiare, fare in modo che sua moglie torni ad essere quello che era prima, e cosa più importante piena di rimorsi nei suoi confronti.»

Noto che la sua espressione è cambiata. Adesso mi guarda come se fossi il suo salvatore. Estrae il blocchetto degli assegni, ne compila uno diligentemente, poi me lo passa senza battere ciglio.

 

Gianluigi Lancellotti

 

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