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«Caro! Caro!
Ascolta vieni qua.»
Mi alzo
dalla poltrona imprecando; proprio adesso che il tenete
Colombo si è appena fermato davanti alla porta, la mano
stretta intorno alla maniglia, sembra voler uscire, ma poi ci
ripensa, si gira, alza un braccio, e fa quell’ultima domanda
stronza che spiazza l’assassino; però non riesco a sentirla
perché sono anch’io davanti alla porta, quella del bagno di
mia moglie. Sì cara» Dico
«Caro sono
terribilmente in ritardo, devo ancora darmi il colore, intanto
vai in cucina sai sul coso…»
«Sul gas.»
La interrompo prima che sia troppo tardi
«Eh sì certo
e dove se no; dai non interrompermi che altrimenti non finisco
più…»
Temo che sia
già troppo tardi.
«Allora sul
gas c’è la cosa che sta per bollire, apri l’armadietto, subito
accanto vedrai una scatola, è già aperta, butta tutto mi
raccomando, non puoi sbagliare.»
Lo dice lei,
corro in cucina, apro l’armadietto beh una confezione di
qualcosa c’è, prendo e butto tutto quanto nella pentola e via
di nuovo sprofondato nella poltrona. Devo scoprire qual è il
dettaglio che è sfuggito all’assassino, l’errore che alla fine
lo inchioderà.
«Carooo!» Di
nuovo, cazzo no «Vieni qua.»
«Si cara
sono qua, hai finito?»
«Mi sto
cosando la cosa poi ho finito.»
«Ma come, ti
cosi la cosa tutta da sola?» Affermo dispiaciuto.
«Dai non
fare il cretino, allora sempre in cucina…»
«Fin qui ci
sono arrivato.»
«Non
interrompermi, in cucina apri il coso…»
«Il
frigorifero, vorrai dire.»
« E cosa se
no, allora apri il frigorifero, sul penultimo ripiano c’è una
cosa di ceramica è già pronta la prendi e la butti, che adesso
starà bollendo.»

«La butto
dove?»
« Ma sei
interdetto? Nella pentola no. La pentola bolle, tu butti, e
basta, non devi fare altro, capito.»
«Certo cara,
ho capito, come no.»
Cazzo
Colombo, inutile fare storie, apro il frigorifero penultimo
ripiano, ma in su o in giù? Boh? In effetti lì c’è una
bacinella in cotto piena di boh, qualcosa, prendo e butto
nella pentola e via….
Ecco adesso
Colombo ha cominciato a mettere alle strette l’omicida, si fa
trovare nei posti più impensati, lo perseguita, lo punzecchia,
gli sta incollato come un mastino con i canini ben piantati
nelle chiappe, ma qual è il particolare che è sfuggito
all’omicida?…
«Caroooooo…
vieni qua»
Porcaccia la
miseria. «Si cara sono qua.» Rispondo ubbidiente come sempre,
mentre mi gratto furiosamente il palmo di una mano.
«Mi sono
dimenticata….»
«Cosa? Cosa
ti sei dimenticata cara.»
«Apri il
coso..»
Il frigo
l’ho già aperto, che cos’altro coso rimane, mannaggia «Che
coso cara???».
«Come che
coso, quello che scalda no? Ma sei proprio tonto. Allora
prendi la cosa che c’è lì dentro e la butti.»
«La butto
dove?»
«Non fare il
cretino, nella pentola no…poi dai una mescolata, capito. Il
coso di legno, lo giri intorno.»
«Certo cara,
giro il coso di legno intorno.»
Questa volta
non posso sbagliare entro in cucina il coso che scalda non può
essere che… il forno… oppure il microonde? Un attimo di
panico. Il forno, è sicuramente il forno, apro, effettivamente
dentro c’è qualcosa, prendo, butto, mescolata, poi via ….
Di nuovo
sprofondato nella poltrona, ma ormai è tardi, Colombo con la
sua tenace arguzia ha inchiodato il colpevole, gli ha già
dimostrato punto per punto che non può essere stato che lui ad
ammazzare la moglie e che si è tradito per colpa di quell’unico
insignificante dettaglio. Ormai il malcapitato di fronte
all’evidenza dei fatti confessa, viene portato via da un
sergente spuntato dal nulla, ma il dettaglio che lo ha tradito
qual è? me lo sono perso, non lo saprò mai, che stronzata, era
così avvincente.
Finalmente
sento la porta del bagno aprirsi. Sempre sprofondato nella
poltrona aspetto l’unica frase di mia moglie che ancona non ha
il potere d’irritarmi, ” Caro vieni a mangiare, è pronto.”
invece mi arriva un urlo straziante.
Corro in
cucina, è là ancora avvolta nell’accappatoio, un asciugamano
girato intorno alla testa, immobile sulla soglia che balbetta
frasi incomprensibili, la sposto e vedo che al posto del
fornello c’è un agglomerato ribollente che cresce a dismisura,
ha già inglobato metà cucinino, è sceso sul pavimento e sta
avanzando minacciosamente verso di noi, sembra un’enorme blob.
«Aiuto ma
cos’è!» Urla mia moglie
«Cazzo la
cosa.». Borbotto allungando di lato un braccio come a voler
proteggere mia moglie; mossa cretina, che magari una
spintarella ci sarebbe stata bene, ma noi uomini siamo fatti
così.
«Chiama i
pompieri.» Fa lei.
«Ma dai sei
scema, i pompieri, ci penso io.» Le dico dandomi una gran
manata sul petto.
Vado nello
sgabuzzino indosso un grembiule, mi metto un paio di guanti di
gomma, prendo una scopa di saggina e poi mi presento così
armato di fronte all’orrendo mostro.
«Non
penserai mica di scoparla?!»
Mia mogli a
volte ha un’ingenuità lessicale che mi lascia di stucco.
«No cara,
non sono ancora arrivato a tanto. Per il momento vorrei solo
raggiungere il fornello e spegnerlo, magari smette di
crescere.»
«Ah sì
giusto.» Riesce solo a sussurrare lei.
Comincio a
lavorare di scopa aprendomi un varco nella schiuma
appiccicosa, c’entro con le mani, con il corpo, infine anche
la testa; avanzo scavando una galleria, alla fine scorgo le
manopole del piano di cottura e appena sopra una pallida
luminosità. Per fortuna il gas non si è spento altrimenti a
quest’ora saremmo già tutti e due saltati in aria oppure stesi
sul pavimento intossicati, giro la manopola e chiudo. Esco
tutto ricoperto da uno strato bianchiccio e appiccicoso.
«Si sta
sgonfiando, si sta sgonfiando…» saltella mia moglie, è la
prima volta che la vedo tutta contenta per qualcosa che si
sgonfia.
«Vedi che
non sono così deficiente come pensavi» Le dico.
«A tutti
capita di imbroccarne una ogni tanto.» Sentenzia lapidaria.
Intanto
nell’euforia le si è aperto l’accappatoio, devo ammettere che
ancora adesso provo una certa libidine a sbirciare le sue
curve tonde e sode, tutte al loro posto e desiliconizzate, ma
poi noto qualcosa di diverso, che prima non c’era. Strabuzzo
gli occhi per un attimo, poi realizzo, ma certo si è depilata
il pube e appena sopra la fessura ha lasciato una leggera
striscia di peluria tinta di un bel colore rosso rame che si
allarga a formare una specie di… di fiamma?.

«Ti piace.»
Fa lei lasciandosi cadere l’accappatoio a metà spalla e
spostando una gamba in avanti come se stesse posando per
Helmut Newton. Sento l’uccello diventarmi duro all’istante, ma
dentro di me schiumo dalla rabbia. «E così abbiamo rischiato
di saltare in aria solamente perché tu te ne stavi là dentro a
lavorarti la cosina, ma si può essere più cretine di così.»
Sbotto infuriato.
«E io che
pensavo di farti una sorpresa.» Ribatte chiudendo
l’accappatoio di colpo.
E no dopo
sette anni di matrimonio mi fa una sorpresa di quel genere, ma
a chi la vuol dare a bere, la racconti ad un altro, per fare
una sorpresa dice, a me, non ci credo, ma neanche se venisse
qua…. Certo, ha un amante, sono sicuro, la troiona ha
un’amante e quella cosa lì l’ha fatta per lui, il cretino le
avrà detto sai mi piacerebbe…ma poi tuo marito, a mio marito
ci penso io, tanto quello si beve ogni cazzata che gli
racconto; sarà andata così, ci scommetto, non mi venga a
raccontare palle.
Intanto si è
legata la cintura dell’accappatoio così stretta che tra un
poco mi rimane segata in due. Si è offesa la poverina, adesso
è addirittura tutta accucciata a pulire con la foga di un
centimano, ma io sono mille volte più incazzato di lei.
Alla fine
dopo mezzoretta finalmente la cucina è quasi a posto.
Poi lei apre
il frigorifero « Ma il lievito per le pizze, dov’è?» Chiede
guardandomi con un punto interrogativo stampato in faccia «era
qui dentro, in un piatto.»
«E che ne so
io.» comincio a dire fissando il soffitto. Che magari qualche
schizzo sia arrivato fin lassù?
«Domani è il
compleanno di Marco, vengono tutti i suoi amici, avevo
promesso pizza per tutti,» mi fa lei «e poi le verdure già
sbollentate da buttare nel brodo come mai sono ancora qua?»
«E che ne so
io» Ripeto di nuovo con tutta l’ingenuità di cui sono capace.
«E la fecola
di patate per la torta margherita? Come mai il piatto è
vuoto?»
«Boooo.»
Dico grattando con l’unghia l’angolo di una sedia ancora
coperta da una sottile crosta, ueh ste roba è proprio
terribile.
Poi si
dirige verso l’armadietto sopra i fornelli, comincio a sentire
la fronte imperlata di sudore.
«E le
stelline per la minestra? Guarda la confezione è ancora
intatta, e cosa ci fa la scatola di bicarbonato vuota buttata
là in un angolo?»
Cazzo come
mai adesso non mi sbaglia neanche un sostantivo, si può sapere
come mai?
Giuro domani
telefono a rete quattro, devo sapere a tutti i costi quando
daranno la replica del tenete Colombo, mi manca solo quel
dettaglio, solamente quel dettaglio e poi finalmente…
Gianluigi
Lancellotti
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