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«Papà, papà,» grida mio
figlio di otto anni sbucando all’improvviso dalla cucina,
«mamma è rincretinita, ah,ah,ah, mamma è rincretinita
ah,ah,ah...!!!» continua ridendo a squarciagola. Oddio che
fosse esaurita lo sapevo, ma rincretinita… che le abbia preso
il coccolone? Per un attimo la vedo sbarellata in una clinica,
trattenuta da una camicia di forza, e mi scappa un sospiro di
sollievo. Intanto Marco continua a saltellare, ora su un
piede, ora sull’altro, pure il figlio ipercinetico mi mancava
«fermati un attimo perdinci.» gli dico, ma quello niente,
peggio di prima. Tento di bloccarlo con una serie di fendenti
sparati a raffica, ma lui è più veloce di me e li schiva tutti
quanti, mi arrendo, lo lascio là sospeso in quel suo moto
perpetuo.
«Straparla?» Domando
«Sì, sì. Ah,ah,ah,ah!
mi ha chiesto chi sono? La mamma è scema, la mamma è scema, la
mamma è scemaaa!!! Ah,ah,ah!!!»
«Bastaaa!!!» Gli intimo
mentre d’improvviso faccio scattare un braccio in avanti. Il
morso del cobra si chiama, una mossa di karatè che non
perdona, ma tra le dita mi rimangono solo due o tre capelli.
Ma come cazz... lasciamo perdere.
«Come chi sei?» Continuo
cercando di indovinare l’angolo del prossimo rimbalzo.
«Mi ha chiesto se sono il
figlio dei vicini, e di tornarmene da loro, che è stufa di
vedermi girare per casa, ah,ah,ah!!! io vado, ciao papà.» E
schizza via a razzo, gli lancio una scarpa nell’ultimo e
disperato tentativo di fermarlo, ma lui è già fuori, sfreccia
sul vialetto scomparendo in una delle tante casette a schiera,
sorte qui intorno come funghi. Rimango in equilibrio su di un
piede con un grido soffocato in gola, ormai è tardi, le
notizie qua viaggiano più veloci della luce, lo saprà già
tutto il vicinato.
Mi precipito in cucina
come una furia, Magda è accucciata davanti al forno, si alza,
e prima che cominci a inveire contro di lei, mi trovo davanti
una casseruola con dentro un meraviglioso arrosto rosolato al
punto giusto, e che emana un profumo … proprio come piace a
me, e poi è l’una e ho fame, e lei s’è messa tutta in ghingheri, la tavola è imbandita come non la vedevo da anni,
ma…? «Ti ho preparato l’arrosto che ti piace tanto» mi fa, e
mi si struscia pure contro. “Oddio è proprio andata” penso
mentre la rabbia sbolle d’improvviso. “Meglio assecondarla”.
Mangiamo io e lei soli,
chissà Angela, l’altra nostra figlia di undici anni, dove è
finita, ma il pranzetto ha preso un risvolto del tutto
imprevisto. Magda sembra ringiovanita, perfino sexi, di nuovo
tutta presa da me, da quello che dico, ride anche alle mie
battute, sento come un’eccitazione improvvisa, anche lei è
tutta calda e disponibile, da quant’è che non facciamo più
l’amore, ho perso il conto. Saliamo di sopra, in camera.

Ridiscendo un po’
stordito. E’ stato stupendo, come i primi tempi, anzi meglio,
l’abbiamo fatto a ripetizione recuperando mesi e mesi di
astinenza. Adesso si è appisolata, meglio che dorma, non può
farle che bene.
In un angolo della cucina
sento un singhiozzo soffocato, vedo Angela adagiata su di una
sedia, la schiena da lottatore che sobbalza, mi è cresciuta un
po’ robustina la bimba, ma con lo sviluppo si snellirà, almeno
spero.
«La mamma non mi vuole
più...» mugugna, «mi ha detto di andarmene dai Rapallo, sono
stata con loro fino ad ora, ma dopo un po' mi hanno buttata
fuori.»
Heeee no, quello che è
troppo è troppo, già che la bimba mi sta crescendo
complessata, questi traumi poi… Magda e quel suo nuovo
psichiatra del cazzo, deve essere tutta colpa sua, certo, è
sicuramente colpa sua.
Prendo la borsetta di mia
moglie e la svuoto sul tavolo, per fortuna niente
preservativi, tiro un sospiro di sollievo, solo una gran
quantità di cianfrusaglie, da cui però spunta un biglietto da
visita, tutto dorato, leggo dott. prof. Werner Worlitz
psichiatra comportamentale, e a penna il suo cellulare.
Compongo il numero.
«Pronto.» Risponde quasi
subito.
«E’ lei lo psichiatra che
ha in cura mia moglie?»
«Se mi fa la cortesia di
dirmi chi è sua moglie magari le posso rispondere.»
«Ah sì, Magda Manfredi.»
«Magda certo è in terapia
da me. La signora era messa maluccio, le ho riservato un
trattamento d’emergenza.»
«D’emergenza un cazzo,
non mi riconosce più i figli.»
«In che senso non
riconosce più i figli?»
«Non crede che siano i
nostri ma quelli dei vicini. Guardi questa volta non la passa
liscia, le faccio causa, la rovino, chiederò un risarcimento
da capogiro, lei ha chiuso, finito, può dire addio alla sua
brillante carriera…» Urlo.
«Bene, bene,» fa lui
imperturbabile «saranno le pillole.»
«Pillole? Di che pillole
sta parlando?»
«Pillole tantriche.»
«Pillole tantriche?»
Chiedo sbigottito.
«L’ultimo ritrovato in
campo psichiatrico. Il meglio della nostra medicina unito al
meglio di quella orientale.» Mi dice.
«E quale effetto
dovrebbero avere queste pillole tantriche?» .
«Quello di far vivere il
presente, momento per momento, di ripristinare l'armonia
cosmica che ci pervade. Ma se sua moglie reagisce in questo
modo al trattamento, me la porti domani che le sospendo la
cura. Vedrà, nel giro di un paio di giorni tornerà come
prima.»
«Come prima? Cosa vuol
dire come prima?»
«Vuol dire come prima.»
«Cioè proprio uguale a
prima?»
«E certo, come vuole che
diventi, come non era?» Risponde seccato.
Cazzo mi ha preso in
contropiede il bastardone. Comincio a tergiversare. «Forse
sono stato un po’ precipitoso… sa mi scusi… non volevo… ma
sa… la situazione… capisce… io non ci sono abituato a certe
cose… magari aspettiamo qualche giorno poi ci sentiamo.»
«Come vuole, in caso mi
chiami a qualsiasi ora, siamo d’accordo?»
«Certo, come no.»
Rispondo mentre lo saluto e riattacco in tutta fretta prima
che ci ripensi.
Anche la cena è stata
squisita, una serata perfetta se non fosse che ogni tanto
Magda guarda i bimbi, si gira verso di me, e chiede:
«Caro, ma chi sono questi
due?»
Basta non ne posso più.
«Staranno con noi per tutta l’estate,» rispondo buttando lì la
prima cosa che mi passa per la testa «sai quei programmi per
aiutare i bambini di Chernobyl, tre mesi a respirare aria
buona, poi li rimandiamo di nuovo a casa loro.»
«Ah,ah,ah…» comimincia a
sghignazzare Marco «bzzz, bzzz, bzzz…» sibila lanciando in
fuori le dita a ripetizione, «bzzz…, sono un bambino di
Chernobyl bzzz… sono radioattivo, bzzz, bzzz, bzzz…» e mi
salta per tutta la cucina correndo intorno al tavolo come un
tarantolato, «bzzz, bzzz,bzzz…» urla precipitandosi giù in
taverna.
Intanto Angela si è messa
a frignare di nuovo. «Io non sono una bambina di Chernobyl,»
singhiozza «siete voi che siete dei mostri, tutti e due, ecco,
non vi voglio più vedere. Vi odio!” e scappa in camera sua.
Ecco, e ti pareva che
alla fine non era tutta colpa mia. Intanto Marco è ricomparso
con una coperta legata sulle spalle a mo’ di mantello e una
torcia elettrica accesa infilata in bocca, la testa sembra un
teschio e corre parabolando sui muri, strisciando i mobili,
sbrecciando gli spigoli; il mantello al vento urlando «Uhhhhhhhhhhh».
«Bastaaaaa!!!» Urlo
anch’io.
Sono furioso, ho un
diavolo per capello, adesso lo stendo, giuro lo lascio
stecchito qua in mezzo alla cucina, ma come si fa a fermare
una cosa ipercinetica. Con un’azione uguale e contraria, mi
dice una vocina maligna che viene da lontano. Prendo un
panino, lo soppeso per bene nella mano, calcolo la quantità di
moto m per v, poi quando Marco mi compare davanti miro alla
fronte. Questa volta non posso sbagliare, è troppo vicino,
finalmente ci siamo, è la volta buona; lancio, ma all’ultimo
momento lui scarta di lato schizzando via come un missile. «Muuuunnncato»
Riesco a solo a sentire mentre una scia luminosa sale la rampa
delle scale e sparisce nel corridoio. Ma come cazzo fa?
Magda si è alzata, mi sta
passando una mano tra i capelli, poi mi prende la testa e se
la stringe al seno, ecco sì sprofondato tra questi due morbidi
guanciali, sento la rabbia svaporare come neve al sole.
La cosa più bella che ti
può capitare è quando una donna ti capisce al volo, e per la
prima volta scopro questa qualità in mia moglie. «Senti perché
domani non andiamo tutti quanti in montagna, così ci
rilassiamo un po’ « Sussurro con un filo di voce mentre le
infilo una mano sotto la gonna.
La giornata è stupenda,
soleggiata e luminosa, anche se qua dentro piovono patatine e
popcorn da tutte le parti. Faccio l’ultimo tornante con
l’auto che beccheggia paurosamente, sono i bimbi dietro che
si stanno prendendo a mazzate, tra insulti ed urla beduine.
Io guardo Magda, lei
guarda me, le carezzo una coscia, lei mi sfiora una guancia; e
sotto di noi s’apre la pianura. E’ meravigliosa, invitante
come una tavola imbandita: tanto vasta che sul bordo estremo
sembra sprofondare fin dentro l’orizzonte. Intanto sento Marco
urlare più forte del solito, controllo nello specchietto
retrovisore. Angela gli tiene la testa stretta sotto un
braccio mentre con l’altro gli sta tirando dei gran cazzottoni
in piena fronte.
Mi giro verso Magda «Cara
non ti preoccupare tanto tra poco li rimandiamo di nuovo al
loro paesello.»
«A Chernobyl?» Chiede lei
con aria trasognata.
«Certo cara, a Chernobyl.»
Rispondo.
Mi sorride mandandomi un
bacio, io le soffio un sospiro che le fa ondeggiare un
ricciolo e finalmente mi sento anch’io in armonia con l’intero
cosmo. Cazzo sono proprio buone queste pillole.
Gianluigi
Lancellotti
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