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Mi ricordo di quando gli
occhiali
erano un lontano ricordo
e la vista
già sfocata dalle
pellicole della vita
rendeva meno amaro il
contorno e
l’incipiente cecità mi
rendeva felice.
Semplicemente il tempo
precipita
da quella carrozzella in
cui adagiato
guardavo il girotondo di
farfalle e
un carillon anticipava
il metronomo
che a 250 all’ora come
un cuore impazzito
scoppiava semplicemente...
Ho ancora la voglia di
riflettere in un
angolino nascosto dallo
sguardo di sconosciuti
che non capiscono il
cammino di chi vuole
solo (a piedi nudi)
calpestare l’erba e
sentirne
il profumo di un aratro
che passa.
Perchè è così difficile
del tutt’uno afferrarne
il senso
e gridare al mondo che
esiste
(Esisto) ma il mondo non
ascolta?
Sento di morire a poco a
poco...
Tanto ci mettiamo poi
che ci si
mette di mezzo questa
maledetta
tecnologia di cavi e
tubicini non più
rigettati da un corpo
che assorbe un
‘immortalità
non desiderata.
Vorrei cambiare luogo
Vorrei cambiare logo
Il marchio mi brucia
Vacche profanate e
un tir ci conduce
sull’autostrada.
Un poeta scrive con la
penna che
trema per il dire sicuro
di cose tra
la diffidenza differenza
di spessori
e l’accetta li rende
così uguali.
La nevrosi mi affascina
Penso di essere sopra
Sopra a tutti passano i
pensieri
Non incrocio menti
Forse sono a dormire
è proprio vero!
Invecchiando torniamo
crisalidi
un pò cretine e la
saggezza
l’abbiamo lasciata alle
spalle.
Un bambino ci ricorda
che dietro
l’angolo c’è uno scivolo
e
l’altalena ci illude per
un attimo.
C’è troppa violenza per
le strade
C’è troppa guerra di
parole e di fatti
C’è troppa cattiveria -
in giro –
figlia di un padre
egoista e di
una madre puttana che ha
venduto
il proprio latte a
vitelli clonati.
Non vi dovete stupire se
affermo che
credete di vivere nel
benessere di una truffa
usuraia che vi chiederà
tassi sempre più alti
e trascinerà i poveri
resti nel limbo bivio
bivacchi di barboni che
vi nutriranno per
l’ultimo pasto.
Se dovessi rappresentare
il tempo che vivo
sarei imbarazzato nella
scenografia di una
parete bianca che
avvolge quattro cocci
di bottiglia lasciati lì
per caso da uno
sprovveduto
il cui alito confonde
l’ordinaria puzza.
Comunico senza tanti
fronzoli
Scappiamo da questo
scempio
Distruggiamo il non
senso
Torniamo a essere
normali
Nella pazza incredulità
riprendiamoci gli
oggetti smarriti...
L’altro giorno camminavo
e camminavo
Nel frattempo riflettevo
e consideravo
Tra un passo e l’altro
lo sguardo chino
cercava una
giustificazione del
presente;
giaceva sul ciglio della
strada aspettando
il rosso del semaforo,
occhio di un io-Dio
ferito e morente.
Da bambino non mi
ricordo di
giochi di balocchi con
una Madre.
Tante Madri attorno a me
mi
accompagnavano nel
rituale di
marciapiedi battuti da
altri bambini
per raggiungere la
scuola più vicina
dove Madri diverse ci
educavano
al disegno di un
acquarello che
non conoscevamo ma la
tavolozza
ci aiutava a edificare i
colori di
future vite dai contorni
sfumati e irriverenti.
Sento che sono tempi
difficili,
duri da accettare per un
tiepido
piatto di minestra alla
sera quando
le brutture della vita
rimbalzano dallo
schermo su i nostri
occhi (non più stupiti)
e la digestione tarda a
venire come
l’amore che fugge e non
vuole più
incontrarci.
Talvolta penso alle
periferie,
favelas costellazioni di
poveri
che non hanno un sole
che li
possa riscaldare,
che non hanno una notte
che li accompagni nel
lungo sonno,
che non hanno nulla che
li possa convincere a
restare.
Solo un pallone sgonfio
regala un sorriso al
piccolo
ragazzino che gioca la
sua partita.
Perché devo leggere i
grandi del passato?
Perché devo scrivere di
paradisi perduti?
Perché non vivo il mio
presente?
Perché cammino cieco e
la paura dei nostri
giorni
arretra la storia che
insegna a essere
giudicata dopo?
E’ questo? Dobbiamo
aspettare cinquant’anni
per
rappresentare questa
merda di tempo che
pretende
da subito cantori
coraggiosi e non carte
truccate
di un poker-strip e i
vestitini non si
scrostano dal corpo?
Ora so!
Il fiore non guarda la
natura
Le stagioni gli hanno
rovinato
la festa di quel dì
quando gioioso
scherzava con l’amico
Sole che
gli ha ora voltato le
spalle per un’aria
nuova, melodia dispersa
di polveri
(quali?...non importa...)
che, salite
al suo cospetto,
reclamano l’oscuramento.
La mattina inizia il
dramma di un atto
così scontato e povera
arte minimale
nei gesti di un
fantoccio pedone che
si reca nei bordelli
dove la recita di sè
plaude il significato
privato dalla vita.
Mi piace improvvisare
quel poco
che rimane dell’esser
libero...
La scelta di una
brioches e un cappuccio
quand’è caldo e con la
schiuma.
Talvolta suono la
chitarra,
talvolta il pianoforte,
talvolta il basso,
sempre le percussioni,
un’armonica a bocca
quando penso a una pelle
diversa.
Sono bianco, pallido,
l’anima nera è sempre lì...,
un colore nascosto,
urla sommesse e
strozzate
vogliono gridare ma non
possono:
l’involucro bianco
reprime la libertà!
A cinquant’anni ti
rendono la vita
complicata
Cominci a puzzare e il
pesce lo pulisci male
Non sai più in quale
pescheria soggiornare!
Per un drink ti guardano
male perché non sei più
un bianchetto...
Ti tolgono gli spazi, le
panchine sono già
occupate dai vecchi,
sul bus non c’è mai
posto a sedere,
l’ufficio diventa un
bughigiattolo,
la donna ti lascia per
uno più giovane e i
figli ti chiedono i
soldi.
Poveri stolti!
A cinquant’anni mi
rendete la vita più
semplice
Libero...
Di essere solo
Di pensare
Di andare alla deriva
con l’accompagnatore di
turno
Di dire di NO
Di crepare come voglio!
Sta per succedere che
apro il frigo,
vuoto spessore di bianca
plastica.
Riempio il mio teschio
anche Lui
vuoto e aspetta la
prossima volta.
Sta per succedere che
scendo dal letto
Le pantofole in bagno
sorreggono
l’anoressico smaltimento
di rifiuti.
La lampadina ha i fili
scoperti
Sta per succedere che la
notte
anticipi i ritmi di un
dopo come un altro.
Mi sveglio quasi subito
Tempo buttato via...
C’era una volta il poeta
e scriveva
del suo tempo intriso di
emozioni.
C’è oggi un poeta che
scrive del
c’era una volta perché
il tempo
è sempre quello e le
emozioni
aspettano da qualche
parte.
Rinnego il cammino
tra la puzza del rifiuto.
E non vedo l’incrocio
annebbiato dai tombini.
Il calore di un
termosifone
accresce la sinfonia di
bipedi dallo sguardo giù.
Mi dico!
Ricominciamo il folle
gioco
di passi ovattati e la
paura
disturba il consueto
rituale.
(consuma la fretta
di dire le solite cose)
Il quartiere osserva
(dice e non dice)
Cela e libera il
galeotto,
sperduto s’aggira
e ,al successivo
incrocio,
s’arrende.
Quante facce isteriche
ti strombazzano ai
semafori,
ti urlano negli uffici.
Fretta di concludere tra
le lenzuola!
Sputano per terra
Ti ruttano in faccia
Facce maleducate
Facce gonfie
Il silicone le ha, ora,
deturpate
L’inquilina mi sorride
uscendo di casa con la
borsa della spesa
Il marito dell’inquilina
mi sorride uscendo da un
bordello di Viale dei
Mille
E io sorrido...perché li
vedo entrambi felici...
Forse ricordo di essere
stato bambino,
di avere un fratello
lontano,
un amore importante.
Breve eclisse di luna
piena
Breve stagione autunnale
Poco il tempo per
pensare
di essere, come sempre,
solo con il mio
bicchiere
griffato Rosenthal e di...cristallo...
Lesso misto di lingue
biforcute
Pollo al sangue con un
pizzico di curry
Patatine salate fritte
nell’aria inquinata
Acini d’uva su un piatto
vuoto
Acidità di stomaco
Improvvisamente vomito
Mi sveglio di
soprassalto
Ora ricordo
Ho sognato
un’intellettuale
Rispetto, amore,
educazione, senso della
famiglia...
Mio Dio, sto male...che
cosa ho mai sniffato
stamattina?
Mi sento (sempre) fuori
dal coro di chi
ha fatto della
consuetudine il minore
dei mali quando le vere
pecore pascolano
libere e il fattore
assorto si riposa e le
guarda
fumandosi una sigaretta
tra la pace della natura
Questa sensazione di
precarietà...
Forse è tempo di
andarsene.
La vita ? un giocattolo
inutile!
Quando si inceppa il
meccanismo
è tempo di cambiarlo o
di cambiare
la pila e la durata
dipende dal
consumo che ne fai e non
sai
mai perché l’altrui
giocattolo
è sempre il più bello.
segue a pagina 2
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