Poesia
Un
amico mi dice
che
qui, nel nord,
il
verde della pianura
divora
gli altri colori
nascosti a ridosso
dei
monti.
E un
altro mi dirà
da una
ridente
cittadina sull'Arno
che il
fiume costeggia
sinuoso le vallate
di
Bacco provocanti.
Qui,
nel sud, canta solo,
instancabile
un
bianco gabbiano
e la
sera si riempie
di una
leggera brezza suadente
e
cresce il profumo
degli
oliveti
e quel
cipresso narciso
s'innalza
come
una giraffa
gigante tra i fiori silenti.
E
passano delle grandi nubi sulla mia testa!
Un unico tempo
Mi
piace camminare nella fretta dei passi
E il
sottosuolo rimbomba dei pensieri che
Sopra
incedono quasi fossero distanti
Ed
estranei come amici che si salutano
Per
poi sparir(si) dietro l'angolo
Mi
piace osservare il fragore di cuori
Come
tori nell'arena incerto il vincitore
Quando
il rosso stinge
E
macchia l'infedeltà di quel cieco
E il
bastone anticipa il gradino (fatale)
Mi
piace cercare il nesso là
Dove
pascola il non essere e
Stacco
il ticket di quell'istante
Eterno
nel non senso di un appetito
Che
non sazia l'aver aspettato
Mi
piace seguire il lento scorrere
Di
quel ruscello che concilia
Il
sonno della natura, non russa
Il
pastore per paura del risveglio
Chè
l'alba giunge già
Mi
piace camminare,osservare,cercare,
seguire, fissare quella foto che stampa
così
come sei ma il movimento toglie
la
fissità e tu prosegui nelle successive istantanee,
il
bianco e nero il tuo passato...
Rotta di collisione
Sfioro
un corpo
Silente l’approdo
nel
porto del cuore
Pasticcia lo skipper
E il
vento...
Cambia
la direzione
Galleggia una bottiglia
Mi
sporgo
L’afferro
Un
altro corpo da sfiorare...
Rotta
di collisione
Tra
iceberg sparuti
Raggiungo il tropico
E
l’infinito si allarga
Marea
Sfiora
la mano
Un
brivido gocciola
La
schiena un cubetto
di
ghiaccio scioglie
l’arsura e il desiderio
appaga
la marea si
dilata
nell’oceano e
bianca
schiuma
approda a riva

|
Goccia
La
goccia lacrima sul vaso
stanca
di una lontana guerra
che
divide il cuore illlusorio
- le
due metà - rinfrescano
l’antica distanza e lo scorrere
di
quel rivolo bagna l’ultimo
amore
rivolto su se stesso
in un
prenatale ricordo
|
Flash
Flash
Scopiamo! Alla grande! Il letto canta la speme di Eros.
Il
Bastardo ritrova il sorriso malcelato nel rituale decò
Flash
La
periferia incontra il centro dove cammino
tra
cubetti di porfido e la rotaia striscia
il
passaggio di un incontro molesto
Flash
Spengo
la mente nel sonno bagnato
sogno
di quel chip e l'insonnia risplende
Flash
Lei mi
dice che l'amore sgualcito nel cassetto
necessita la candeggina il colletto della camicia
Flash
Accade
lo spazio cerca l'angolo
Non
trova pace
Il
peacemaker esclude l'emozione
che
nasconde il germoglio
Flash
Corpi,corpetti
Sinuosi balletti
Ombre
cinesi
da
dietro il calvario
un
calvados sorseggia
la
sete nel cristallo
Flash
Sperimento
mento
nel dirti che t'amo
Si
guarda attorno
il
Bene disperato
Spera
nel nodo
che
stringe la mano
rassegna l'ultima stretta
Breve amore
Ti
fumo distrattamente
e la
cenere che (sola) cade
inesorabile accorcia
quel
mozzicone d’amore
che ci
resta e l’assenza del
fumo
rimanda all’alone
cerchio bianco di sposa
un
tempo innamorata
Spengo
la sigaretta
La
cicca consumata
calpestata dal mondo
abbraccia il posacenere
nell’ultimo respiro
La fine del viaggio
La
fine del viaggio avrà gli occhi di un tenero amante
o
l’ingenuità necessaria del non vivere
per
vivere?
Oppure
il riflesso di una giornata piovosa
che
non vuole schiudersi all’orizzonte?
Attesi
saliremo i gradini del cielo
E alle
porte del Tempio
Il
Teschio di nuda verità
Dirà
Sosta
ora alla fine del viaggio
distratto l’imprudente viandante e non sa
che
scrutare attorno il mondo
che
inizia con il nuovo giorno.
Non so
come sarà
Ma so
che sarà
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Notte
Nel
ritiro
Della
notte
Vago
errante
Inseguo la memoria
Che un
altro
Ama
La mia
morte
La
regalo a te
Nel
crepuscolo
Sonnacchioso
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Romanzo
La
virgola di quel mentre
Confonde la frase
Sembra
ricominci il gioco
Un
punto ci aspetta
Una
parafrasi ci salva
Il
pacemaker di un vecchio
Conta
le pause
Tra
battiti d’ali
L’angelo sorvola
Il
romanzo già scritto
Carte da gioco
L’arte
alla sera rimescola le carte e il castello precipita
sull’asse di picche.
La
donna di cuori, cortigiana puttana, sceglie, a caso, nel
mazzo il bacio della rana.
Chè il
vilipendio arpeggia nel vivere contenzioso.
Sento
quella voce, una bambina piange l’Euripide sbranato,
l’opera marcisce nella replica del gran finale e quattro
cani mescolano i sudori del mondo che evapora e
raggiunge il limbo alla sommità del quale il corpo ci si
butta e il cervello va via, intontito, stordito,
ingannato da trame d’organza sfilacciate nel correo
delle curve fatali della storia e l’allentata corda di
memoria sancisce il diverso canone per ciascuno e la
rata scaduta dimentica il pensiero che s’allontana
rapido dal sentiero per inoltrarsi ad alte quote dove il
vento spira così fresco e libero.
L’arte
alla sera rimescola le carte
Diversi i colori
Diversi i semi
Quattro “decolletè”
Il due
di briscola, la dama da scartare..
Interrogativo
Mi
sono sempre chiesto come sarebbe stato...
Una scissione? Le due parti si allontanano?
Il
fisico saluta il costruttore dei ricordi per poi
morire in un ventre di un’altra...?
Un’altra terra?
Un
altro oceano?
Un
cielo che occhi hanno visto in tramonti
più o meno sempre uguali?
L’interrogativo si sarebbe sciolto a breve,
il
tempo necessario per approdare
alla nuova riva.
Stremato decisi di abbandonare il corpo e
di
consegnarlo al suo carnefice, la mia pila,
IO, un giocattolo con la carica a esaurimento.
Da
bambino giocavo al dottore...
Ora un dottore diverso mi guarda per l’ultima volta
Prima di lasciarmi morire...o vivere.
Ma...perchè vivere ancora se tutto è vissuto?
O...perchè morire se tutto è già morto?
La
dolce morte (vita) accolse tra le sue braccia
Le
due parti e il malato terminale potè morire
O
vivere...

la musica di sottofondo è
non so più di Biagio Antonacci -
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zippato
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