Un titolo alla poesia - pag. 2

Tra il silenzio degli ulivi

Qui, tra il silenzio degli ulivi,
l'azzurro del cielo abbraccia la valle
e un campanaccio da chissà dove
spezza la monotonia del ritmo
uguale all'incedere di quel pastore
e a un cane che da rituale abbaia
per dire che c'è e che ci siamo
anche noi nel descrivere
la saggezza della natura
così bonaria nell'umore
di una giornata serena
in attesa di quel lampo
di buio pronto a deturpare
il paesaggio nel nuovo
ordine delle cose.

 

Cade per caso

Sanguina il dito
impronta su carta
assorbente


Assorbe la linfa
una goccia scappata


Pesa di meno
la vita (ora)


Quell’attimo mi sovrasta
sorpassa il presente


Ritorno al mio dito


L’indice
indica il rimedio


Continua e straripa
Lago (rosso di sera)
dispera di guarire

chè il futuro non vede
e un’altra goccia
cade per caso
e piove la vita...

 

 

Di(o)strazione

La pioggia
( a macchie )
inonda il mondo


Si dimentica di chi ha sete


un Dio distratto
( uno dei tanti giullari della nostra Mente )
bagna le sue piante


Sempre le stesse


Ma...non bisognava dar da bere agli assetati...?

 

Contorni

Segui il contorno della natura
perfetto nel disegno dell'artefice
Anche noi imbrattiamo quella tela
e riproduciamo l'illusoria visione
ma ci mancano i nuovi colori
L'acquaragia pulisce i pennelli
Il restauro costa troppo
chè val poco quella copia

 

Coscienza a posto

In fondo in fondo...abbiamo tutti la coscienza a posto!


David si dispera per quel fido che si tinge di rosso
(Altri distribuiscono medagliette ai parenti dei caduti per giustificare il loro senso)
e Paul impreca per l'ammaccatura alla macchina
e lo sconosciuto si dilegua tra l'indifferenza di chi vive da rottamato
e il capo dice a Matt che oramai è troppo vecchio a quarant'anni
(Solo il bambino che c'è in te guarda lo specchio in senso antiorario)
e due ventenni (ex magazzinieri) gli rovesciano la scrivania
e quelle biro, un tempo spavalde soldatesse sicure e arroganti,
rotolano vuote (spremute) sul pavimento appena lucidato
per il nuovo intruso
chè il tempo afferma la supremazia del domani
e tra cinque minuti è già troppo tardi
(non c'è mai tempo per la prossima volta)
e mia moglie Nadine dice che il cibo è scotto
così come la birra sgasata
torturata da un frigo che perde acqua
mi disseta prima della disputa della notte
e il letto a due piazze divide il passato
e l'aria pesa sul sentimento dimenticato nello sciacquone
e quella parete vorrebbe essere buttata giù
...forse l'openspace ricongiungerebbe il ricordo
con quel corpo che anela a rivivere nella vista di sè...


In fondo in fondo...ho la coscienza a posto!

 

Silloge

La vita...

Perchè mi ritrovo solo al buio?
La natura gioca con i cuccioli
e il gioco della caccia li segue
Io aspetto ancora un fratello
nella pancia di un’altra mi cerca


L’amore...


E’ così giunto il black-out del cuore
Non vede,non sente,non parla e stop!
All’improvviso s’accorge del nuovo
La confezione intatta si apre
(data di scadenza segnala rosso)
Attraversiamo incerti le strisce


L’approssimarsi...


Se un giorno dovessi morire
ricordati che non sarò più sola
e quella foto adagiata laggiù
ti parlerà dell’intensa e breve
vacanza trascorsa qua e là tra noi


Se un giorno dovessi mancare
Madre non ti angosciare per me
hai pur dato a questa crisalide
la possibilità di far sognare
la vita a variopinta farfalla


Se infine marcassi visita
Padre (insperato) non rincorrermi
lascia che l’altro Padre mi adotti
chissà che non sia migliore di te
e non mi porti sulla retta via...

 

 

Non sempre c’è l’idea

Accade nel proscenio

tra voci incolori

 

Non sempre c’è l’idea

effetto monocorde

per psicofinzioni tra

chimerici folleggi

 

Succede nel contorno

Piatto unto di sugo

(sporca la volgarità)

una tovaglia sotto

(briciole sparpagliate)

tragedia annunciata

(manca il detersivo)

molecole stantie

(puzza il commensale)

colmi (tu!) vuoti perduti

(un istante e poi?)

 

Luci della ribalta

tra riflettori spenti

Clap clap clap clap clap clap clap

(ora...va a dormire)

 

Non sempre c’è l’idea

effetto color bianco

encefalogramma (Noi)

p(i)attume del secolo

Segui il branco stanco

Fai finta di niente

Parole a perdere

(non sai cosa dire)

Bla bla bla bla bla bla bla

 

Il vuoto delle ore

Il vuoto delle ore

cinge il tempo perso

Spelacchiato se ne va

tra capelli canuti

L’allora mesce l’oggi

non senso di pause

balbettanti nei ritmi

asincroni pensieri

 

(vite morti odii amori)

 

nel calderone tronco

deposita la linfa

sotto giace il vero

chè le foglie cadono

chè la pioggia (ci) bagna

chè Noi percorriamo

la finzione del sopra

copre la superficie

          ( detriti della mente )

Stanchi guardiamo l’onda

Esausta approda

          ( congiunzione di lacrime)

bisbiglia la sua fine

il pescatore tace

          ( leva la mano rugosa)

ascolta il silenzio

          (oltre quella linea la risposta)

il vuoto delle ore

sopraffatto dal mare

          (un’altra vita più forte...)

cinge il tempo perso

Spelacchiato se ne va

tra capelli canuti

 

Pelle su pelle

Il sole scalda e ci rende più felici

 

La luna ricorda la malinconia del buio

e quella lucina accesa sul comodino

 

Il freddo vuole avvicinarti attorno a quel camino

 

La pioggia  lava i pensieri che

impolverano i capelli grigi

 

La neve ci fa somigliare a un Dio

e il vestito bianco rende immacolati

e la nuova vita assapora la verginità

e per un istante siamo forti

e poi  più deboli

e poi...

 

L’incedere del tempo riporta la tempesta  

Il tempo cambia e noi seguiamo la sua scia

 

La natura non ci vuole

Se mi volesse

Porterebbe il suo manto

e mi vestirebbe

e l’abito che indosso

non sarebbe...

 

...un altro vestito

Più fresco

Più sobrio

Pelle su pelle

Rattoppo

Di quel

Bottone

Che

Scucito

Scivola

Nella polvere

Grigia

Della tasca

E le cianfrusaglie

Fuoriescono

Diverse

Nella caduta

 

Contrasti

Cammino per il parco

e quel lurido ratto nero mi taglia la strada

solleva la foglia ingiallita

dal primo starnuto d’autunno

Non ho l’insetticida a portata di mano

chè una zanzara mi succhia quel poco

che rimane dell’iniquo inquinato sangue

e una fragolina tutta avvizzita, invecchiata

ricorda la pelle tumefatta

da troppe iniezioni di inutili speranze

e il bambino nella carrozzina segue

lo sguardo sparuto della madre

e poi si siede vicino a quel vecchio

contrasto di corpi

contrasto di menti

contrasto  di me

di te di lui di tutti noi

e il fuoco non spegne l’arsura

e la morfina non basta all’illusione

e quel vecchio invecchia

e quella donna matura (precipita il frutto)

e quel bambino dondola (forse) un’altra culla

ed IO

cammino per il parco

e quel lurido ratto nero mi taglia la strada

solleva la foglia ingiallita

dal primo starnuto d’autunno

gli tiro una pedata

gli ho risparmiato l’agonia...

 

Preghiera di pace

I bambini crescono nelle parole cieche del mondo

I bambini vivono nella ragione di un palcoscenico vuoto

I bambini muoiono adulti inascoltati nei cimiteri minati

 

Preghiera di pace

 

Non mi interessa chi ha ragione

Chi ha ucciso mia madre?

 

Non sentirò più il suo canto

Il calore della mano sulla mia

Il sapore delle labbra sulle mie

Un autobus me l’ha portata via

esplosa con altri tra oscure vie

 

Non mi interessa chi ha ragione

Chi ha ucciso mia madre?

 

Non mi accompagnerà più alla moschea

Non mi sorriderà da dietro il velo

Tra  misere case in quella striscia

all’improvviso una bomba cadde

sganciata da stella con intelligente scia

 

Non ci interessa chi ha ragione

Le nostre mamme son volate via

 

Angeli in cielo mano nella mano

guardano da quell’unico infinito

profondo nelle ceneri del mito

il temporale degli animi nebulosa

dispersa per una terra derisa

da fedi che seminano la morte invisa

 

 

 

E tutti dicono

E tutti dicono
Poi tacciono
Infine si nascondono


E tutti pretendono


Poi chiedono
con le palme tese
al crocevia dello scontato


Infine una delle tante croci
Suggella il fallimento
dell'illusione pagata con comodi ratei...


Pochi parlano con occhi aperti
Pochi ascoltano


Pochi accettano
la mediocrità
che vuole assurgere ad archetipo
di ogni tempo


Pochi salutano
l'umile albergo
dei turisti
occasionali.

 

Chissà come mai

Chissà come mai

quando scrivo che sono triste

tutti mi rispondete: “dai, su..., non essere triste!

 

Chissà come mai

quando scrivo che sono allegro

Tutti mi rispondete: “beato te, che sei felice!”

 

Chissà come mai

quando scrivo che sono innamorato

In coro mi rispondete: “ io mi sono appena lasciata!”

 

Chissà come mai

gentili poeti

le emozioni

non viaggiano mai

all’unisono ed è quasi

un disturbo sapere che l’altro vive...

 

Il Nesso

Ora sono stanco

Le parole mentono

Nude si coprono

Cercano il nesso
prima di coricarsi


A una amica

Non capisco perchè
Questo tuo sorriso
Mi buchi lo stomaco
E l'acidità si scioglie
Nella lontananza di uno sguardo
Che altrove cerca la vita
Scheggiata da attimi sbagliati
E quel lupo
(maledette zanne feritoie di antichi torri)
stenta a tornare il cucciolo
che sulla neve scaldava
l'amore di orme appena accennate...

Non capisco la confusione
Dell'animo trasfuso
In lisci capelli neri
Avvolgono il tuo pallore
Candido confetto
Da condividere al mattino
In mani che frugano
Stirano l'abbraccio del mondo

Non capisco l'intesa
Di occhi complici
Del non cedere
Al ricordo di come era
E come frega
Il gambero che a ritroso nei suoi passi
Cammina l'arte di una tela
Bianca e l'acquarello
Inizia il colore che non macchia

Capisco l'essenza di un corpo
Profuma le emozioni
I sentimenti liberano
Una rabbia urlata
Alla solitudine del vento

 

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pag. 3


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