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Tra il silenzio degli ulivi
Qui, tra il silenzio degli ulivi,
l'azzurro del cielo abbraccia la valle
e un campanaccio da chissà dove
spezza la monotonia del ritmo
uguale all'incedere di quel pastore
e a un cane che da rituale abbaia
per dire che c'è e che ci siamo
anche noi nel descrivere
la saggezza della natura
così bonaria nell'umore
di una giornata serena
in attesa di quel lampo
di buio pronto a deturpare
il paesaggio nel nuovo
ordine delle cose.
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Cade per caso
Sanguina il dito
impronta su carta
assorbente
Assorbe la linfa
una goccia scappata
Pesa di meno
la vita (ora)
Quell’attimo mi sovrasta
sorpassa il presente
Ritorno al mio dito
L’indice
indica il rimedio
Continua e straripa
Lago (rosso di sera)
dispera di guarire
chè il futuro non vede
e un’altra goccia
cade per caso
e piove la vita...
Di(o)strazione
La
pioggia
( a macchie )
inonda il mondo
Si dimentica di chi ha sete
un Dio distratto
( uno dei tanti giullari della nostra Mente )
bagna le sue piante
Sempre le stesse
Ma...non bisognava dar da bere agli assetati...?
Contorni
Segui il contorno della
natura
perfetto nel disegno dell'artefice
Anche noi imbrattiamo quella tela
e riproduciamo l'illusoria visione
ma ci mancano i nuovi colori
L'acquaragia pulisce i pennelli
Il restauro costa troppo
chè val poco quella copia
Coscienza a posto
In
fondo in fondo...abbiamo tutti la coscienza a posto!
David si dispera per quel fido che si tinge di rosso
(Altri distribuiscono medagliette ai parenti dei caduti
per giustificare il loro senso)
e Paul impreca per l'ammaccatura alla macchina
e lo sconosciuto si dilegua tra l'indifferenza di chi
vive da rottamato
e il capo dice a Matt che oramai è troppo vecchio a
quarant'anni
(Solo il bambino che c'è in te guarda lo specchio in
senso antiorario)
e due ventenni (ex magazzinieri) gli rovesciano la
scrivania
e quelle biro, un tempo spavalde soldatesse sicure e
arroganti,
rotolano vuote (spremute) sul pavimento appena lucidato
per il nuovo intruso
chè il tempo afferma la supremazia del domani
e tra cinque minuti è già troppo tardi
(non c'è mai tempo per la prossima volta)
e mia moglie Nadine dice che il cibo è scotto
così come la birra sgasata
torturata da un frigo che perde acqua
mi disseta prima della disputa della notte
e il letto a due piazze divide il passato
e l'aria pesa sul sentimento dimenticato nello
sciacquone
e quella parete vorrebbe essere buttata giù
...forse l'openspace ricongiungerebbe il ricordo
con quel corpo che anela a rivivere nella vista di sè...
In fondo in fondo...ho la coscienza a posto!
Silloge
La vita...
Perchè mi ritrovo solo al buio?
La natura gioca con i cuccioli
e il gioco della caccia li segue
Io aspetto ancora un fratello
nella pancia di un’altra mi cerca
L’amore...
E’ così giunto il black-out del cuore
Non vede,non sente,non parla e stop!
All’improvviso s’accorge del nuovo
La confezione intatta si apre
(data di scadenza segnala rosso)
Attraversiamo incerti le strisce
L’approssimarsi...
Se
un giorno dovessi morire
ricordati che non sarò più sola
e quella foto adagiata laggiù
ti parlerà dell’intensa e breve
vacanza trascorsa qua e là tra noi
Se un giorno dovessi mancare
Madre non ti angosciare per me
hai pur dato a questa crisalide
la possibilità di far sognare
la vita a variopinta farfalla
Se infine marcassi visita
Padre (insperato) non rincorrermi
lascia che l’altro Padre mi adotti
chissà che non sia migliore di te
e non mi porti sulla retta via...
Non
sempre c’è l’idea
Accade nel proscenio
tra voci incolori
Non sempre c’è l’idea
effetto monocorde
per psicofinzioni tra
chimerici folleggi
Succede nel contorno
Piatto unto di sugo
(sporca la volgarità)
una tovaglia sotto
(briciole sparpagliate)
tragedia annunciata
(manca il detersivo)
molecole stantie
(puzza il commensale)
colmi (tu!) vuoti perduti
(un istante e poi?)
Luci della ribalta
tra riflettori spenti
Clap clap clap clap clap clap clap
(ora...va a dormire)
Non sempre c’è l’idea
effetto color bianco
encefalogramma (Noi)
p(i)attume del secolo
Segui il branco stanco
Fai finta di niente
Parole a perdere
(non sai cosa dire)
Bla bla bla bla bla bla bla
Il vuoto delle ore
Il
vuoto delle ore
cinge il tempo perso
Spelacchiato se ne va
tra capelli canuti
L’allora mesce l’oggi
non senso di pause
balbettanti nei ritmi
asincroni pensieri
(vite morti odii amori)
nel calderone tronco
deposita la linfa
sotto giace il vero
chè le foglie cadono
chè la pioggia (ci) bagna
chè Noi percorriamo
la
finzione del sopra
copre la superficie
(
detriti della mente )
Stanchi guardiamo l’onda
Esausta approda
(
congiunzione di lacrime)
bisbiglia la sua fine
il
pescatore tace
(
leva la mano rugosa)
ascolta il silenzio
(oltre quella linea la risposta)
il
vuoto delle ore
sopraffatto dal mare
(un’altra vita più forte...)
cinge il tempo perso
Spelacchiato se ne va
tra capelli canuti
Pelle su pelle
Il
sole scalda e ci rende più felici
La
luna ricorda la malinconia del buio
e
quella lucina accesa sul comodino
Il
freddo vuole avvicinarti attorno a quel camino
La
pioggia lava i pensieri che
impolverano i capelli grigi
La
neve ci fa somigliare a un Dio
e
il vestito bianco rende immacolati
e
la nuova vita assapora la verginità
e
per un istante siamo forti
e
poi più deboli
e
poi...
L’incedere del tempo riporta la tempesta
Il
tempo cambia e noi seguiamo la sua scia
La
natura non ci vuole
Se
mi volesse
Porterebbe il suo manto
e
mi vestirebbe
e
l’abito che indosso
non sarebbe...
...un altro vestito
Più fresco
Più sobrio
Pelle su pelle
Rattoppo
Di
quel
Bottone
Che
Scucito
Scivola
Nella polvere
Grigia
Della tasca
E
le cianfrusaglie
Fuoriescono
Diverse
Nella caduta
Contrasti
Cammino per il parco
e
quel lurido ratto nero mi taglia la strada
solleva la foglia ingiallita
dal primo starnuto d’autunno
Non ho l’insetticida a portata di mano
chè una zanzara mi succhia quel poco
che rimane dell’iniquo inquinato sangue
e
una fragolina tutta avvizzita, invecchiata
ricorda la pelle tumefatta
da
troppe iniezioni di inutili speranze
e
il bambino nella carrozzina segue
lo
sguardo sparuto della madre
e
poi si siede vicino a quel vecchio
contrasto di corpi
contrasto di menti
contrasto di me
di
te di lui di tutti noi
e
il fuoco non spegne l’arsura
e
la morfina non basta all’illusione
e
quel vecchio invecchia
e
quella donna matura (precipita il frutto)
e
quel bambino dondola (forse) un’altra culla
ed
IO
cammino per il parco
e
quel lurido ratto nero mi taglia la strada
solleva la foglia ingiallita
dal primo starnuto d’autunno
gli tiro una pedata
gli ho risparmiato l’agonia...
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Preghiera di pace
I
bambini crescono nelle parole cieche del mondo
I
bambini vivono nella ragione di un palcoscenico vuoto
I
bambini muoiono adulti inascoltati nei cimiteri minati
Preghiera di pace
Non mi interessa chi ha ragione
Chi ha ucciso mia madre?
Non sentirò più il suo canto
Il
calore della mano sulla mia
Il
sapore delle labbra sulle mie
Un
autobus me l’ha portata via
esplosa con altri tra oscure vie
Non mi interessa chi ha ragione
Chi ha ucciso mia madre?
Non mi accompagnerà più alla moschea
Non mi sorriderà da dietro il velo
Tra misere case in quella striscia
all’improvviso una bomba cadde
sganciata da stella con intelligente scia
Non ci interessa chi ha ragione
Le
nostre mamme son volate via
Angeli in cielo mano nella mano
guardano da quell’unico infinito
profondo nelle ceneri del mito
il
temporale degli animi nebulosa
dispersa per una terra derisa
da
fedi che seminano la morte invisa
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E tutti dicono
E
tutti dicono
Poi tacciono
Infine si nascondono
E tutti pretendono
Poi chiedono
con le palme tese
al crocevia dello scontato
Infine una delle tante croci
Suggella il fallimento
dell'illusione pagata con comodi ratei...
Pochi parlano con occhi aperti
Pochi ascoltano
Pochi accettano
la mediocrità
che vuole assurgere ad archetipo
di ogni tempo
Pochi salutano
l'umile albergo
dei turisti
occasionali.
Chissà come mai
Chissà come mai
quando scrivo che sono triste
tutti mi rispondete: “dai, su..., non essere triste!
Chissà come mai
quando scrivo che sono allegro
Tutti mi rispondete: “beato te, che sei felice!”
Chissà come mai
quando scrivo che sono innamorato
In
coro mi rispondete: “ io mi sono appena lasciata!”
Chissà come mai
gentili poeti
le
emozioni
non viaggiano mai
all’unisono ed è quasi
un
disturbo sapere che l’altro vive...
Il Nesso
Ora sono stanco
Le
parole mentono
Nude si coprono
Cercano il nesso
prima di coricarsi
A una amica
Non capisco perchè
Questo tuo sorriso
Mi buchi lo stomaco
E l'acidità si scioglie
Nella lontananza di uno sguardo
Che altrove cerca la vita
Scheggiata da attimi sbagliati
E quel lupo
(maledette zanne feritoie di antichi torri)
stenta a tornare il cucciolo
che sulla neve scaldava
l'amore di orme appena accennate...
Non capisco la confusione
Dell'animo trasfuso
In lisci capelli neri
Avvolgono il tuo pallore
Candido confetto
Da condividere al mattino
In mani che frugano
Stirano l'abbraccio del mondo
Non capisco l'intesa
Di occhi complici
Del non cedere
Al ricordo di come era
E come frega
Il gambero che a ritroso nei suoi passi
Cammina l'arte di una tela
Bianca e l'acquarello
Inizia il colore che non macchia
Capisco l'essenza di un corpo
Profuma le emozioni
I sentimenti liberano
Una rabbia urlata
Alla solitudine del vento

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