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Slam Poetry
Uno dei tanti pastorelli
guida il proprio gregge ignaro
tra stretti e impervi sentieri
(il canto di Nausica stordisce il branco)
Di lato
ridenti, immense, verdi vallate
sorridono alla gita della scolaresca
(lontana la freschezza di quella fonte nascosta dal
Turpiloquio)
Si spintonano le poverine...per un posto all’ombra...
Povere bestie!
Con tutto lo spazio che c’è
Come tori, prima di morire, nell’arena
seguono il feretro di una poesia a stelle e $$$$$$$$$
(
Volgari Platinette con calze a rete bucate travestite da
maschere carnevalesche ricoperte da sfiligranate
parrucche )
“The show must goes on”
per un pugno di euro-mosche
miserabile pasto-palinsesto di emittenti digitalizzate
con encefalogramma piatt(o)ume del nostro vivere
bis-unto
(tardo-romano-impero-morente-nell’assalto-del-mulino-a-vento)
Slam Poetry
( La poesia vive
The poetry is living
La Poèsie est en train de vivre...
Està viviendo... leben...)
in quella pecorella
che assorta nel silenzio
(oltre il vuoto dell’apparire)
si è persa tra la fantasia
di un elfo che sogna
il respiro del tempo
nel concerto smarrito
di una bacchetta magica
Piani
Strati sottili
profondi nello spessore
Border line virtuali
Bolle di sapone
Gonfiano e scoppiano
La
cameriere e il cliente
Il
lavavetri e l’automobilista
L’usciere e l’ospite
Io
e mia madre
Io
e mio padre
Non c’è empatia
Comunque ti muovi
In
sù
In
giù
Cambi piano
L’ascensore affretta
Ma
sei dentro l’edificio
Solo una bomba può distruggerlo
Ricostruiamo
In
meglio
Prego
Grazie!
Quiete
Cerco pace
nel contenere
un
attimo di fretta
Umanità
Ci
sono dei momenti in cui si è scazzati con la vita
e
quattro umani con quattro cellulari in mano
accrescono la futilità di simil-peni levati in alto
per poter dichiarare al mondo IO ESISTO
Non sia mai
che mangi nel piatto dell’altro
Uno sconosciuto che ti fotte, poi, al portone di casa
tua
Non sia mai
che trovi la donna giusta
Esiste solo nell’immaginazione
di
una Kidman multimediatica e nella visione
di
saltellanti e festoso canguri
e
i marsupi già ti cingono la vita...
Non sia mai
di
entrare nella casa del grande Yogurt
La
claustrofobia mi attanaglia le viscere
tra menti disadorne e sottovesti bucate
da
tarme litigiose e convulse per quattro spiccioli
chè se ti viene un cancro finisci sotto
il
ponte di Brooklin e la gomma passa il testimone
a
un altro malato, malato di testa
Tanto vale che crepi!
Non sia mia
Che sia così...
Non ve ne siete
accorti?
La
città è sempre illuminata
Troppa luce spaventa Morfeo
E
dita agitate pestano keyboard
In
percussioni scomposte tra le note
di
un’alba già stanca all’inizio
Imbottiti di prozac manichini insonni
Si
tuffano nei rumori rii di umorali viscere
E
la sera pervade la notte fonda
dei pensieri persi tra il vuoto delle dita
Non ve ne eravate accorti?
Una bocca rutta
Una bocca rutta
Due dita stringono un mozzicone
Fumo che sale
Nebbie della mente
Un
bicchiere vuoto
La
bottiglia reclama un sorso
Trema la mano nervosa
Danza di coleotteri con il tutù rosa
Delira sorseggiando un caffè amaro
E’
l’alba, pronto a ricominciare!
Sotto il letto una scodella incrostata
Lenzuola nere dalla polvere
Un
biscotto rosicchiato giace
Puzza di vomito fuoriesce dal bagno
S’alza barcolla la debolezza
Non dissimile dalla certezza della fine
Acqua dappertutto trasuda il pavimento
Gocce improvvisi intarsi accarezza giù
China la testa scende la lacrima
Senza scampo quella bocca che rutta
Spegne la luce di un neon
Distanze
La
distanza tra me e me
Univoca coincidenza
Di
dicotomica ragione-follia
Unico rimedio per sorseggiare
L’amara medicina per la mente
Vacilla e non so quanto
Potrò tenere a freno
Una delle due ragioni...
Domani
Domani sarò come oggi
Dopodomani mi prenderà
La
voglia di scherzare con
Il
passato in questo gioco
Di
stagioni che non mutano
Nel reclinare il capo da una parte
Guarderò il sonno che mi stringe
A
se e mi conduce nel suo tempo
Da
cui imparerò a vedere la mia
Pellicola a ritroso e la forbice taglierà
Il
non ricordo delle cose morte e un ago
Ricucirà l’unico fotogramma vivo
Nel prenatale limbo di un cordone
Che mi lega all’origine celata
Perchè?
Perchè fingi?
Perchè non sei più capace di desiderare?
Di amare?
Perchè non sai cosa vuol dire
Perchè così va bene
In fondo è una brava persona
Perchè la rassegnazione è un premio...
La semplicità
La
semplicità è tutto
Peccato che appartenga a pochi
Essere complicati è più semplice
Confondere rende di più
Vorrei essere semplice
La
mia confusione non me lo consente
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Famiglie
Una bambina raccoglie il fiore
Il
bambino gioca al gameboy
La
mamma amoreggia con un nokia
Il
papà sente la partita
Quattro estranei a un picnic
Il loro!
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Cervello
Il
cervello sgretola pensieri
Frammenti sparpagliati
Chip Chip... uccellini meccanici
Odo nella zucca
Visione di uno sconosciuto
Che guarda il proprio formaggio
Pieno di buchi...
Solitudine
Briciole di pane
Un
bicchiere semivuoto
Aleggia la puzza di un misero pasto frugale
Solo attorno ad un tavolo rotondo
Una luce spietata a perpendicolo sulla testa
Una parete bianca come vuoti pensieri
E’
ora di andare a dormire
Scende la disperazione...
Vuoto
Il
vuoto
Colmarlo
Per un istante si placa
Poi si riprende e lotta
Sino a farti male
Più solo
Gioco con una piuma
La
mia vita
Così leggera
Così fragile
Così... così...
Sogno
Ho
sognato
Convertivo in Euro il Tempo
Sognavo
Erano le 10,00
Spostavo alle 5,16 le lancette
Mi
sveglio
Sono le 7,00
Provo a dimezzare
La
notte non torna
La
vita mi ricorda un nuovo giorno
83
centesimi...
Che fregatura!
Un
caffè allungato...
Immagine
Mi
sorprendo talvolta a
Essere come gli altri che
Talvolta detesto con tutte le
Mie forze e forse uno specchio
Talvolta potrebbe riflettere
Quella mia immagine ripugnante
Metropoli
La
metropoli tace
Silenziosa riposa dai rumori
Molesti dei suoi abitanti
Ora può godersi il passeggio
Di
quattro vecchi che di
Panchina in panchina parlano
Del proprio abbandono
Un
cane ringhia e una
Prostituta aspetta chi è rimasto...
Scrivo
Scrivo per ciò che vedo
Scrivo quello che sento
Annuso tra pozzanghere di mille colori
Il
tiepido motivo dell’esistere
Assaporo l’acqua piovana
Abbeveratoio per visi sporchi
Levati in alto come ultima domanda
Di
sentirsi una lacrima per un istante scendere...
Dico...
Dico che nulla cambia
Sempre quel grigiore
Del pallore dei nostri volti
Il
fondotinta s’intona con la pelle
Sino al calar della tapparella
Allora uno specchio ci guarda
Severo prova vergogna per quel
Viso nascosto come il nostro corpo
Sola
Su
una strada bagnata
Scivoli nei ricordi sterrati
Odi lontani bagliori
Vita che ora respingi
Sola in un vicolo buio
Stuprata da pensieri confusi
Le due metà combattono
Vince il rifiuto di Me
Notte in freddi deserti
Camera assenza di corpo
Rimpianto tra ante chiuse
Più non filtra la luce
Non comunichiamo
Cervelli in stagni maleodoranti
Semolini di segatura
Tappeti per tacchi a spillo
Aria fritta da svendere
Rassegnati a non intendere
Dita impazzite su tastiere
Misero metallo
Ricarica di messaggi fasulli
Chiusi in un baule impolverato
Puzza l’ossigeno di una fine certa
Non comunichiamo
Sassolini
Nelle scarpe
Sulla testa
Dentro i vestiti
Tra i peli del petto
Come sono piccoli
Taglienti
Aguzzi
Aguzzini
Stupidi si intromettono
Dappertutto si cercano
Dispettosi
Irriverenti
Troppi
Sono sempre troppi
Questi maledetti sassolini
Li
prendo a uno a uno
Caccio via!
Ritornano tra le dita
Impurità di esistere
Mi
seppelliscono
Soffoco!
Maledetti
Camici bianchi si avvicinano
Sabbia bianca mi copre
Ora sono libero
Sono sempre troppi
Questi maledetti sassolini...

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