Un titolo alla poesia - pag. 3

Slam Poetry

Uno dei tanti pastorelli
guida il proprio gregge ignaro
tra stretti e impervi sentieri
               (il canto di Nausica stordisce il branco)
Di lato
ridenti, immense, verdi vallate
sorridono alla gita della scolaresca
               (lontana la freschezza di quella fonte nascosta dal Turpiloquio)
Si spintonano le poverine...per un posto all’ombra...
Povere bestie!
Con tutto lo spazio che c’è
Come tori, prima di morire, nell’arena
seguono il feretro di una poesia a stelle e $$$$$$$$$

               ( Volgari Platinette con calze a rete bucate travestite da maschere carnevalesche ricoperte da sfiligranate parrucche )
“The show must goes on”
per un pugno di euro-mosche
miserabile pasto-palinsesto di emittenti digitalizzate
con encefalogramma piatt(o)ume del nostro vivere bis-unto
               (tardo-romano-impero-morente-nell’assalto-del-mulino-a-vento)
Slam Poetry
               ( La poesia vive
               The poetry is living
               La Poèsie est en train de vivre...
               Està viviendo... leben...)
in quella pecorella
che assorta nel silenzio
               (oltre il vuoto dell’apparire)
si è persa tra la fantasia
di un elfo che sogna
il respiro del tempo
nel concerto smarrito
di una bacchetta magica

 

Piani

Strati sottili

profondi nello spessore

Border line virtuali

Bolle di sapone

Gonfiano e scoppiano

La cameriere e il cliente

Il lavavetri e l’automobilista

L’usciere e l’ospite

Io e mia madre

Io e mio padre

Non c’è empatia

Comunque ti muovi

In sù

In giù

Cambi piano

L’ascensore affretta

Ma sei dentro l’edificio

Solo una bomba può distruggerlo

Ricostruiamo

In meglio

Prego

Grazie!

 

Quiete

Cerco pace

nel contenere

un attimo di fretta

 

Umanità

Ci sono dei momenti in cui si è scazzati con la vita

e quattro umani con quattro cellulari in mano

accrescono la futilità di simil-peni levati in alto

per poter dichiarare al mondo IO ESISTO

 

Non sia mai

che mangi nel piatto dell’altro

Uno sconosciuto che ti fotte, poi, al portone di casa tua

Non sia mai

che trovi la donna giusta

Esiste solo nell’immaginazione

di una Kidman multimediatica e nella visione

di saltellanti e festoso canguri

e  i marsupi già ti cingono la vita...

Non sia mai

di entrare nella casa del grande Yogurt

La claustrofobia mi attanaglia le viscere

tra menti disadorne e sottovesti bucate

da tarme litigiose e convulse per quattro spiccioli

chè se ti viene un cancro finisci sotto

il ponte di Brooklin e la gomma passa il testimone

a un altro malato, malato di testa

Tanto vale che crepi!

Non sia mia

Che sia così...

 

Non ve ne siete accorti?

La città è sempre illuminata

Troppa luce spaventa Morfeo

E dita agitate pestano keyboard

In percussioni scomposte tra le note

di un’alba già stanca all’inizio

Imbottiti di prozac manichini insonni

Si tuffano nei rumori rii di umorali viscere

E la sera pervade la notte fonda

dei pensieri persi tra il vuoto delle dita

 

Non ve ne eravate accorti?

 

Una bocca rutta

Una bocca rutta

Due dita stringono un mozzicone

Fumo che sale

Nebbie della mente

Un bicchiere vuoto

La bottiglia reclama un sorso

Trema la mano nervosa

Danza di coleotteri con il tutù rosa

Delira sorseggiando un caffè amaro

E’ l’alba, pronto a ricominciare!

Sotto il letto una scodella incrostata

Lenzuola nere dalla polvere

Un biscotto rosicchiato giace

Puzza di vomito fuoriesce dal bagno

S’alza barcolla la debolezza

Non dissimile dalla certezza della fine

Acqua dappertutto trasuda il pavimento

Gocce improvvisi intarsi accarezza giù

China la testa scende la lacrima

Senza scampo quella bocca che rutta

Spegne la luce di un neon

 

Distanze

La distanza tra me e me

Univoca coincidenza

Di dicotomica ragione-follia

Unico rimedio per sorseggiare

L’amara medicina per la mente

Vacilla e non so quanto

Potrò tenere a freno

Una delle due ragioni...

 

Domani

Domani sarò come oggi

Dopodomani mi prenderà

La voglia di scherzare con

Il passato in questo gioco

Di stagioni che non mutano

Nel reclinare il capo da una parte

Guarderò il sonno che mi stringe

A se e mi conduce nel suo tempo

Da cui imparerò a vedere la mia

Pellicola a ritroso e la forbice taglierà

Il non ricordo delle cose morte e un ago

Ricucirà l’unico fotogramma vivo

Nel prenatale limbo di un cordone

Che mi lega all’origine celata

 

Perchè?

Perchè   fingi?

Perchè   non sei più capace di desiderare?

            Di amare?

Perchè   non sai cosa vuol dire

Perchè   così va bene

            In fondo è una brava persona

Perchè   la rassegnazione è un premio...

 

La semplicità

La semplicità è tutto

Peccato che appartenga a pochi

Essere complicati è più semplice

Confondere rende di più

Vorrei essere semplice

La mia confusione non me lo consente

 

Famiglie

Una bambina raccoglie il fiore

Il bambino gioca al gameboy

La mamma amoreggia con un nokia

Il papà sente la partita

Quattro estranei a un picnic

                    Il loro!

 

 

Cervello

Il cervello sgretola pensieri

Frammenti sparpagliati

Chip Chip... uccellini meccanici

Odo nella zucca

Visione di uno sconosciuto

Che guarda il proprio formaggio

Pieno di buchi...

 

Solitudine

Briciole di pane

Un bicchiere semivuoto

Aleggia la puzza di un misero pasto frugale

Solo attorno ad un tavolo rotondo

Una luce spietata a perpendicolo sulla testa

Una parete bianca come vuoti pensieri

E’ ora di andare a dormire

                 Scende la disperazione...

 

Vuoto

Il vuoto

Colmarlo

Per un istante si placa

Poi si riprende e lotta

Sino a farti male

Più solo

Gioco con una piuma

La mia vita

Così leggera

Così fragile

Così... così...

 

Sogno

Ho sognato

Convertivo in Euro il Tempo

Sognavo

Erano le 10,00

Spostavo alle 5,16 le lancette

Mi sveglio

Sono le 7,00

Provo a dimezzare

La notte non torna

La vita mi ricorda un nuovo giorno

83 centesimi...

Che fregatura!

Un caffè allungato...

 

Immagine

Mi sorprendo talvolta a

Essere come gli altri che

Talvolta detesto con tutte le

Mie forze e forse uno specchio

Talvolta potrebbe riflettere

Quella mia immagine ripugnante

 

Metropoli

La metropoli tace

Silenziosa riposa dai rumori

Molesti dei suoi abitanti

Ora può godersi il passeggio

Di quattro vecchi che di

Panchina in panchina parlano

Del proprio abbandono

Un cane ringhia e una

Prostituta aspetta chi è rimasto...

 

Scrivo

Scrivo per ciò che vedo

Scrivo quello che sento

Annuso tra pozzanghere di mille colori

Il tiepido motivo dell’esistere

Assaporo l’acqua piovana

Abbeveratoio per visi sporchi

Levati in alto come ultima domanda

Di sentirsi una lacrima per un istante scendere...

 

Dico...

Dico che nulla cambia

Sempre quel grigiore

Del pallore dei nostri volti

Il fondotinta s’intona con la pelle

Sino al calar della tapparella

Allora uno specchio ci guarda

Severo prova vergogna per quel

Viso nascosto come il nostro corpo

 

Sola

Su una strada bagnata
Scivoli nei ricordi sterrati
Odi lontani bagliori
Vita che ora respingi
Sola in un vicolo buio
Stuprata da pensieri confusi
Le due metà combattono
Vince il rifiuto di Me
Notte in freddi deserti
Camera assenza di corpo
Rimpianto tra ante chiuse
Più non filtra la luce

 

Non comunichiamo

Cervelli in stagni maleodoranti

Semolini di segatura

Tappeti per tacchi a spillo

Aria fritta da svendere

Rassegnati a non intendere

Dita impazzite su tastiere

Misero metallo

Ricarica di messaggi fasulli

Chiusi in un baule impolverato

Puzza l’ossigeno di una fine certa

Non comunichiamo

 

Sassolini

Nelle scarpe

Sulla testa

Dentro i vestiti

Tra i peli del petto

Come sono piccoli

Taglienti

Aguzzi

Aguzzini

Stupidi si intromettono

Dappertutto si cercano

Dispettosi

Irriverenti

Troppi

Sono sempre troppi

Questi maledetti sassolini

Li prendo a uno a uno

Caccio via!

Ritornano tra le dita

Impurità di esistere

Mi seppelliscono

Soffoco!

Maledetti

Camici bianchi si avvicinano

Sabbia bianca mi copre

Ora sono libero

 

Sono sempre troppi

Questi maledetti sassolini...

 

 

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