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La verità è come un bambino
che si strappò il cuore dal petto, lo mise sul tavolo di casa sua e scappò via
per la paura. Così che altri bambini, credendo che fosse stato il cuore a
spaventarlo, fecero la stessa cosa: si strapparono il proprio cuore, lo
poggiarono sul proprio tavolo e corsero via per la paura. Quando poi
incominciarono a sentire un vuoto interiore, capirono che senza il proprio cuore
non potevano vivere. Allora videro una casa che sembrava proprio la loro e vi
entrarono, convinti di trovare il proprio cuore. Ma sul tavolo di quella casa
non c'era nessun cuore. Così ognuno di quei bambini credeva che un altro di essi
avesse preso il suo cuore: allora ognuno lo chiedeva ad ognuno, ma ognuno lo
negava ad ognuno.
La delusione per essersi
visti negare il proprio cuore pian piano provocò un profondo risentimento: creò
l'odio. Allora tutti incominciarono ad assecondare gli altri: ma non per amore.
Così taluni si mostrarono
buoni, nella speranza che la loro bontà sarebbe stata ripagata con il cuore.
Altri si mostrarono forti, nella speranza che qualcuno si sarebbe impaurito e
avrebbe ceduto il cuore.
Una parte di questi bambini
si affidò totalmente al bambino che correva di più, sedotta dal suo carisma e
dalle sue parole: questi esclamava infatti:" Seguitemi, sono l'unico al mondo
che conosce la strada per arrivare al proprio cuore! Voi siete fragili, e
soprattutto non siete capaci di fare niente!"
Essi, per paura e non certo
per ammirazione sincera, lo seguirono, nel senso che vivevano come viveva
quello, si ispirarono a lui, lo copiarono. Fino a quando non scoprirono l'amara
verità:" Quel bambino così tanto arrogante e superbo, in realtà, era il più
disperato tra loro. Ed infatti non conosceva per nulla la strada che li avrebbe
condotti al cuore, ma, anzi, l'unico fine che perseguiva era quello di rubare il
cuore di ognuno di quei bambini ingenui.
Essi, se avessero
continuato a seguirlo sarebbero finiti a stare nella stessa disperazione di
quello: in un luogo oscuro e tenebroso, dove la distanza dal proprio cuore è
terribile. In un inferno vero e proprio. Infatti quei bambini erano costretti,
pur di seguire quel "gran capo" - che sotto l'apparente audacia nascondeva
paura, odio e disperazione- a lavorare incessantemente: questa frenetica
attività solo muscolare ma per nulla volontaria, per nulla frutto della libertà
psicologica, li portava a distruggersi, a disperdere tutte le preziose energie.
E senza energia né si vive né ci si salva…da quel terribile luogo che accoglie i
disperati, i dannati. Dove lui certamente andrà.
La voglia di sottrarre i
cuori a tutti i bambini fece intuire al gran capo che , procurandosi oggetti per
poi rivenderli, sarebbe riuscito nel suo intento.
Ecco, quel bambino creò il
commercio e fu chiamato "bambino-commerciante".
Il tempo trascorso insegnò
ai bambini che mai quello poteva fare da modello.
Ma il tempo passava e il
cuore di ognuno non si mostrava.
Sotto l'apparente forza
degli uni, covava il rancore. Sotto l'apparente gentilezza degli altri, pure.
Non c'era differenza tra chi aspirava ad essere accettato ( mostrandosi gentile
e mansueto ) e chi ammirato ( mostrandosi autoritario e sicuro di sé ): tutti ,
proprio tutti cercavano per se stessi.
E più si dannavano l'anima
e più il cuore si allontanava.
E la speranza si
affievoliva: divenendo rassegnazione. Tutto questo agire convulso e frenetico,
ad un certo punto, non solo non fu uno stile di vita scelto, ma addirittura
divenne un vortice terrificante che prese a trascinarli sempre più lontano,
lontano dal cuore. Era la vita, con le sue regole misteriose, che imponeva quei
ritmi incalzanti, quella frenesia eccitante e deprimente allo stesso tempo:
tessendosi così le trame dei loro destini.
Tutti coloro che erano
"agiti" dalla vita, perciò, capivano solo che " stare fermi, semplicemente con
se stessi, produceva ansia e malessere". Così che, stando sempre insieme agli
altri, questo malessere si attutiva.
Ma, come l'effetto delle
droghe, tutto ciò non dava mai serenità e pace.
Come con la droga, tutto
quel correre si arrestava ogni tanto nell'eccitazione e nel breve rilassamento
che ne seguiva. Ma subito dopo, nuovamente, quella forza misteriosa che li
prendeva dall'interno, li costringeva all'azione, all'esterno di sé.
Nacquero poi sottoprodotti
di quel gran capo bugiardo: lui e tutti quelli che lo presero a modello si erano
ammalati di un morbo dal nome quasi impronunziabile: il "coleraguru".
Si svilupparono specie
diverse che presero nomi diversi pur appartenenti allo stesso ceppo: come il
"bambino-allopatico" il quale inventò una bugia a cui fu dato il nome di
"malattia". Così tutti i piccoli allopatici trascinarono dietro di sé folle
oceaniche di bambini apparentemente ammalati. E più erano quelli che prendevano
sul serio le loro frottole, più i bambini allopatici erano contenti: ma solo
alcuni di essi erano consapevoli delle frottole che raccontavano in giro per il
mondo, che sapevano che chiunque, senza il proprio cuore si ammala e muore.
Sapevano, cioè, che non esistevano le malattie, perché l'unica malattia è la
lontananza dal proprio cuore.
Gli altri allopatici,
ingenui e ignoranti, mancavano di questa consapevolezza, così scambiavano i
sintomi "mostrati sul corpo da coloro che si erano separati dal proprio cuore"
per la malattia. Ecco, grosso modo, così avveniva tutto. Un po’ tutti giuravano
di sapere qual'era la strada ma nessuno la conosceva, e prima di ingannare gli
altri, essi stavano ingannando se stessi.. Non potevano aiutare nessuno, neppure
se stessi. Tutto quel dire, quel fare, quell'adoperarsi era inutile, ed anzi
dannoso, per gli altri e per sé. Sprecavano il loro tempo, le loro energie, le
loro esistenze, perché non procedevano per nulla verso il proprio cuore.

I vari modellini, come il
bambino-prete, il bambino-psichiatra, il bambino-genitore, erano tutti
sbagliati, un errore.
Finché uno di quei bambini
che si erano, inizialmente, fatti ingannare, crollò a piangere.
Con grande umiltà seppe
riconoscere di "stare male" e di aver iniziato a rincorrere gli altri non per
aiutarli a trovare il loro cuore, bensì per farselo dare da essi. Ecco, comprese
che li rincorreva perché sperava di potersi nutrire del loro cuore. Allora,
questo bambino consapevole, seduto a terra, e abbandonata la corsa, rivolgendosi
loro esclamò:" Hei, vi prego, aiutatemi, sto male"! Ma nessuno lo aiutò, ne
avrebbe potuto: la vita insegna da sempre che solo chi è forte può aiutare
qualcun altro, mai persone fragili e impaurite possono sostenere altre persone
fragili e impaurite. Che solo colui che ha "risalito il burrone può stendere
solide braccia in aiuto di chi ancora è nel fondo", e così salvarli da una morte
sicura.
Lui, comprendendo che un
po’ tutti non per cattiveria, stavano agendo solo sulla base di una grande
illusione, seppe guardare al di sotto del velo della loro maschera e della loro
paura. E seppe distinguere: alcuni erano già pronti per vedere che in essi
viveva una bellezza meravigliosa. Altri, quelli terrorizzati: no. Lui ebbe il
coraggio di guardare in faccia il proprio egoismo, il proprio opportunismo: così
li superò, e liberatosi del peso di quella bugia che egli raccontava a se
stesso, prima ancora che agli altri, guarì. Si accorse che esprimendo col pianto
il suo dolore si sentiva meglio, si sentì molto meglio. E constatò che in fondo
non era poi così impaurito, né era tanto rancoroso: aveva soltanto bisogno di
fermarsi, per comprendere. Fece poi una scoperta interessante che lo portò a
dire:" E' incredibile, non ho il cuore eppure mi sento bene"!
Da quel giorno è trascorso
molto tempo. Lui ha abbandonato quelli che corrono avanti e indietro solo e
soltanto alla ricerca del proprio cuore. Lui , quando ne ferma qualcuno, e gli
domanda se ha trovato il suo cuore, si sente rispondere di no, ed infatti gli
appare agitato e scontento. Allora gli domanda:" Perché continui a correre"?
E la risposta che riceve è
sempre la stessa:" Perché per vivere, per tirare avanti, ho bisogno di competere
con altri nella ricerca del cuore, ho bisogno che altri mi prestino la loro
attenzione. Perché solo ricevendo la loro attenzione io mi sento un po’ meglio.
Si è vero, provo molti piaceri ma, non bastano mai per riempire il vuoto
lasciato dal mio cuore."
Il senso di soddisfazione
diventa allora come il rubinetto quando, chiuso, impedisce all'acqua di
fuoriuscire: solo che, nel caso dei bambini che corrono impazziti, l'acqua è il
loro tormento interiore, la loro depressione, la loro paura, il senso profondo
di solitudine.
Oramai lui si è arreso, ha
riconosciuto che correva per disperazione, pensando di poter rubare il cuore
altrui. Adesso che li osserva e li ascolta, prende atto, per come sono infelici,
che è molto meglio stare fermi, perché si ha meno angoscia ed anzi si prova
qualcosa che può ben definirsi serenità. Lui comprende appieno la differenza che
passa tra l'eccitazione dei piaceri e la vera felicità, il vero ben-essere:" Uno
che è felice non cerca più, non si affanna più, perché ha già. Egli è già."
Certo, anche lui, all'inizio, ha continuato a rammaricarsi per il fatto che, il
cuore ancora non si vedeva, non si sentiva. Ma non si sentiva in colpa con se
stesso, né attribuiva la colpa ad altri, per il fatto che soffriva: lui è
piccolo, e tutti quelli che corrono impazziti sono bambini come lui, mentre la
ricerca del cuore richiede la presenza di un adulto. Soltanto un adulto può
guidare dei bambini in una ricerca così impegnativa: occorre una vera guida.
Nessuno di quelli ecco, possono guidare altri: sono bendati, si muovono
frenetici in una stanza che per essi è buia. Si, è proprio così, tutto questo
avviene in una stanza che sembra senza luce, ma che in realtà per chi ha occhi
per guardare, è piena di sole.
Lui, ammettendo che da solo
non poteva liberarsi da quelle bende strette che gli impedivano di trovare la
porta, ha capito che qualcuno, era in grado di liberarlo: si è affidato a Lui, a
quel Padre buono e saggio che solo ha il potere di slegare le bende e illuminare
il sentiero. Questo bambino umile, ha accettato di camminare mano nella mano
insieme al Padre, ha accettato di dipendere da Lui. Ecco perché ora non dipende
da nessun altro, non è schiavo di alcuno. Si è detto:" Visto che sono un
bambino, e considerato che nessun bambino può mai farcela da solo nella vita
senza essere protetto e guidato da un vero adulto, mi conviene farmi guidare da
Lui, che certamente conosce la strada che mi porterà al mio cuore."
Ed ecco che un giorno,
questo bambino illuminato, nell'immaginare di trovarsi accanto ad un Padre,
avverte un calore al centro del suo petto.
E capisce così, che il
cuore non si era mai mosso da lì.
Il suo cuore ora batte
forte e produce un intenso calore che s'irradia intorno a lui.
Alcuni di quelli che
correvano, attratti da tanto calore, gli si sono avvicinati. E, vedendo sul suo
volto raggiante una luce speciale, gli hanno chiesto:" Come fai ad essere felice
se non hai il Cuore"?
Da questa domanda,
dall'atteggiamento di sincero interesse per il sapere unico e per la verità
fondamentale, dall'umiltà che tali bambini dimostrano con il loro comportamento
e dal coraggio che hanno di allontanarsi dalla folla impazzita, Egli capisce che
Essi sono ad un passo dalla Conoscenza Suprema, e dal Cuore.
Questi sono i
"Bambini-Cuore", sono speciali, molti sono artisti, poeti, musici. Molti altri
sono scienziati, ricercatori. Ma il più siete Voi, esseri semplici e umili, veri
sperimentatori, naviganti in un mare che è la vita stessa. Questi fantastici
bimbi che Voi siete, puri di cuore, leali e sinceri, semplici come le colombe ma
prudenti come i serpenti , hanno creato tutto quello che di Bello esiste al
mondo: perché semplicità è Bellezza. Sono, siete, gli scultori di un marmo che
"è se stesso": ciò che vi spinge a creare, a crearvi, è una sofferenza sottile,
un'insoddisfazione, la consapevolezza che da qualche parte c'è un luogo speciale
dove Voi meritate di vivere. Ecco, le vostre "opere" sono chiamate Bellezza, e
sono create per essere donate all'umanità intera. Ancora non potete "sentire" la
felicità totale che solo Lui, il "Bambino-mistico" avverte. Perciò, Lui, vi
raduna intorno a sé, e vi rivela:" Il sogno è finito, sappiate che ognuno di voi
ha il cuore proprio dentro di sé".
Stefano Totaro
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