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Latitudine obliqua |
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Dall’urna cineraria berrai
polveri;
Il passato avvolto in
rocchetto di filo spinato
La lingua colma di catrame
soffoca;
Ma il teschio del sole
impera sempre
Sopra il fiele che l’escreato
emana
Su statue immobili di fango;
Nel fossile stagno dei
pensieri
Defunto senno del
comprendere.
Oh, quanto fu vano perire
per un mazzo di finte rose;
Adulati da un fiocco di neve
acerbo
Scioglierai la ragione da
catene
In
questa latitudine obliqua.

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