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L'emigrante
Ti scrivo cara madre e son lontano ma il tuo respiro porto dentro al cuore, quel giorno traspariva il tuo dolore pregando mi tenevi per la mano.
M'accompagnasti al molo trepidante ed in silenzio mi stringesti al seno lacrime calde ormai senza più freno il viso tuo rigarono all'istante.
E giunsi in questa terra da emigrante ma tutto è freddo e manca pure il sole a riscaldarmi con le tue parole è la mia patria… sempre più distante.
Tranquilla madre, sono sistemato ho un buon lavoro e sono dirigente, no, non temere non mi manca niente sii fiera di tuo figlio ch’è arrivato.
E quando un dì tornare mi vedrai t'accorgerai che povertà ho sconfitto e tutta quella pena che t'ho inflitto in fretta dalla mente scaccerai.
Mi scuserai se faccio qualche errore e se la lingua nostra ho un po' scordato ma non potrò scordar ciò che m'hai dato con gioia, pianto ed anche con sudore.
Perdonami se questo non lo scrivo che mi vergogno a dirti che ho mentito, ma non potevo dirti che ho fallito e che come un barbone adesso vivo.
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