INDIANI D'AMERICA
presentazione e recensione delle loro opere
SAI CHE GLI ALBERI PARLANO?
Si parlano. Parlano l'un con l'altro,
e parlano a te, se li stai ad ascoltare.
Ma gli uomini bianchi non ascoltano.
Non hanno mai pensato
che valga la pena di ascoltare noi
indiani,
e temo che non ascolteranno nemmeno
le altri voci della Natura.
Io stesso ho imparato molto dagli alberi:
talvolta qualcosa sul tempo,
talvolta qualcosa sugli animali,
talvolta qualcosa sul Grande Spirito.
Tatanga Mani
Tatanga Mani-
"Bisonte Che Cammina,1871-1967"
è originario della Tribù Stoney
del Canada.
Da bambino
adottato da un missionario bianco ebbe una buona educazione scolastica. In età
adulta divenne capo della sua tribù, proprio in un periodo storico nel quale
agli indiani venne tolto il proprio spazio vitale e si tentò persino di
sradicarli dalla loro memoria genetica, obbligandoli a confrontarsi con la
civiltà dei bianchi.
Dal titolo di questa poesia, è stato
tratto il titolo di un libro pubblicato in Italia da "Edizioni IL PUNTO
d'incontro" nel 1992, così finalmente abbiamo avuto l'opportunità di
incontrare l'intelligenza, la cultura, la sensibilità e lo spirito degli
indiani d'America, sacrificato dai bianchi colonizzatori e conquistatori,
che anziché cercare di valorizzare quello che hanno trovato sul ricco e
fertile suolo del continente americano, hanno fatto scempio delle radici
genetiche di un popolo che così tanto ha dato e ancora continua a dare, alla
storia dell'umanità, interrompendo violentemente il loro sviluppo e la loro
evoluzione socio-culturale.
Infatti all'arrivo dei europei nel
nord America esistevano moltissime popolazioni indiane, con culture molto
diverse che andavano dai raccoglitori dell'Età della Pietra alle città dei
Pueblo.
Dalle poesie di questo fiero popolo
diviso in tribù, ma unito nel rispetto di leggi naturali, che nulla hanno da
invidiare alla falsa etica dei bianchi, che ha vissuto armonizzandosi con la
Natura, nella quale si riconoscono e che interpretano come immagine e
manifestazione del "Grande Spirito" da cui tutto ha avuto origine, ci giunge
ancora oggi, un messaggio di vera cultura iniziatica naturale, scevra di
ipocrisie e meschini interessi di parte, utile alla comunità con cui si
identificano e che non viene limitata dai confini tracciati su comode carte
topografiche, ma che sono i confini naturali della Terra, che includono ogni
essere vivente, come dice Cervo Zoppo nelle prossime liriche.
IO AMO
osservare i muli dalle lunghe orecchie,
quando si stagliano su di un'alta
cresta montuosa contro il cielo.
Tutti gli esseri viventi sono miei
simili,
persino un minuscolo coleottero.
TUTTI NOI DOBBIAMO
IMPARARE
a vederci come parte di questa Terra,
non come un nemico,
che viene dall'esterno
e che cerca d'imporre la sua volontà.
Noi che conosciamo il segreto della
Pipa*,
sappiamo anche che,
in quanto parte vivente di questa Terra,
non possiamo farle violenza,
senza ferire anche noi stessi.
*La Pipa è il simbolo dell'unione
dell'uomo con lo Spirito Creatore e l'intero Creato
VOI DISSEMINATE MORTE
comprate e diffondete morte,
ma voi la rinnegate,
non volete guardarla in faccia.
Avete reso sterile la morte,
l'avete nascosta sotto il tappeto,
l'avete privata della sua dignità.
Tuttavia noi indiani pensiamo ancora alla
morte,
riflettiamo molto su di essa. Anch'io lo
faccio.
Oggi sarebbe un buon giorno per morire
- non troppo caldo, non troppo freddo -
un giorno nel quale potrebbe restare
qualcosa di mio,
per trattenersi ancora un po' qui.
Un giorno perfetto per un essere umano
che giunge alla fine del suo cammino.
Per un uomo che è fortunato ed ha molti
amici.
T
ahca
Ushte
"Tahca Ushte" cioè Cervo Zoppo è stato un medico
stregone dei Sioux del Dakota, 1903 -1974, ha vissuto nella riserva Rosebud
nel Sud Dakota. Prima dell'avvento dei bianchi, i Sioux vivevano
distribuiti in diverse tribù che ne facevano un grande popolo, dedicandosi
all'agricoltura e alla caccia. L'organizzazione sociale era stanziale e
improntata alla democrazia, ma quando i primi coloni li spinsero verso
ovest, furono costretti a spostarsi nelle praterie ,diventando nomadi e per
sopravvivere a cacciare bisonti; ed anche se combatterono valorosamente
contro gli invasori bianchi, finirono come tutti gli indiani: relegati nelle
"riserve".
Il metodo sociale che
distingue nettamente la cultura indiana da quella dell'uomo bianco è che la
prima pone l'uomo come parte integrante dell'intero Creato in cui la Terra
occupa un posto, così si attiene al rispetto delle leggi naturali e della
Creazione. La seconda invece pone l'uomo come "signore del creato" e di
conseguenza lo autorizza ad assoggettare, sottomettere, addomesticare, tutto
ciò che può; fino ad arrivare a distruggere ciò che non è in grado di capire
e di accettare.
Per capire appieno la
loro sensibilità e l'armonia che li legava profondamente alla Terra, vi
suggerisco di leggere attentamente le prossime liriche, tutte dedicate a
momenti rituali collettivi di vita quotidiana e di preghiera, i cui confini
non erano delimitati.
PREGHIERA AD UN GIOVANE
ALBERO DI CEDRO
Guardami, amico!
Sono venuto per chiederti il tuo vestito.
Sono venuto per chiederti il tuo vestito.
Tu ci dai tutto quello di cui abbiamo
bisogno:
il tuo legno, la tua corteccia, i tuoi
rami
e le fibre delle tue radici,
poiché tu hai pietà di noi.
Tu sei volentieri pronto a darci il tuo
vestito.
Io sono venuto a pregarti per questo,
donatore di lunga vita;
poiché io voglio fare di te un cestino
per le radici di giglio.
Io ti prego, amico, non essere adirato
con me
e non essere adirato con me,
per quello che ora sto per fare con te.
E ti prego, amico,
racconta anche ai tuoi amici,
per che cosa sono venuto da te.
Proteggimi, amico!
Tieni la malattia lontana da me,
che io non perisca per malattia o in
guerra, o amico!
Preghiera degli Indiani Kwakiutl
(Presso questo popolo, che vive nella British
Columbia, in Canada, il ciclo di ogni lavoro quotidiano è legato e scandito
da una preghiera)
IL CACCIATORE SI
RIVOLGE AL CERVO CHE HA ABBATTUTO
Mi dispiace di averti dovuto uccidere,
piccolo fratello.
Ma io ho bisogno della tua carne,
perché i miei figli, soffrono la fame.
Perdonami, piccolo fratello.
Io voglio onorare il tuo coraggio, la tua
forza
e la tua bellezza - guarda !
Io appendo le tue corna a questo albero;
ogni volta che vi passerò davanti,
penserò a te
e renderò onore al tuo spirito.
Mi dispiace di averti dovuto uccidere;
perdonami, piccolo fratello.
Guarda, in tua memoria
io fumo la pipa,
io brucio questo tabacco.
Jimalee Burton
(poesia del 1974 scritta da un'indiana Cherokee
dal nome indiano Ho-chee-nee, Il popolo dei Cherokee viveva originariamente
nel sud ovest degli Stati Uniti, poi venne cacciato a forza in un territorio
sterile e arido dell'Oklahoma e quando lo resero fertile, furono cacciati di
nuovo)
LA VOCE DELLA GHIANDAIA
AZZURRA
Guarda verso Oriente!
I fagioli bianchi
e le alte piante del mais,
si uniscono alla bianca figura dei lampi.
Ascolta! La pioggia viene più vicina, la
pioggia!
La voce della ghiandaia azzurra risuona.
Guarda solo verso Oriente!
I bianchi fagioli
e le belle piante di zucca
si annodano all'arcobaleno,
Ascolta! La pioggia viene più vicina, la
pioggia!
Il canto della ghiandaia azzurra risuona!
Dalle sommità delle alte piante di
granturco
scorre giù a torrenti, io posso udirla;
intorno alle radici delle piante scroscia
l'acqua, io posso udirla;
dalle loro sommità cade l'acqua, io posso
udirla.
Il mais cresce.
Dalle nubi scure goccio l'acqua, l'acqua.
La pioggia cade.
Dalle foglie delle piante di mais
gocciola l'acqua, l'acqua.
Cade la pioggia.
Dalle foglie di tutte le piante gocciola
l'acqua, l'acqua.
Il mais cresce.
Dal fitto tessuto di nebbia gocciola la
pioggia, la pioggia.
Canto Cerimoniale Navajo
(La ghiandaia azzurra, per i Navajo, che vivono nei deserti e in zone
semideserte dell'Arizona e del Nuovo Messico,
è un simbolo di gioia, poiché all'avvicinarsi della pioggia vivificante,
risuona il suo canto)
IN CANADA
In Canada
un lupo gentile,
mi ha svelato un segreto;
sul mare - dall'acqua blu,
sui piccoli pesci
e i pescecani.
Nancy Benton
(è una scolara indiana canadese di 6 anni, che a scuola ha appreso le
antiche forme letterarie, fra le quali la poesia ha sempre avuto un ruolo
importante)
In quest'ultima lirica io trovo sintetizzato lo spirito di questo grande e
generoso popolo, a cui dedico un pensiero positivo e una mia intima
preghiera.