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Dare-avere
Agli uccelli hai dato il
canto,
ed essi solo cantano.
A me hai dato la voce e
faccio di più,
io ti offro un canto.
Hai creato l'aria libera,
senza vincoli è tua
docile serva.
E me hai caricato di
fardelli
sotto il cui peso cammino
per la via
a volte curvo a volte
dritto:
di loro mi libero ad uno
ad uno
di morte in morte
e a mani vuote mi porto
ai tuoi piedi
libero nel tuo servizio
nella libertà mi sciolgo
dai legami che Tu mi hai
dato.
Hai dato il sorriso alla
luna piena;
hai versato infinite
bellezze
di sogni sulla terra
che generose versano
manna
a piene mani.
Sulla mia fronte
scottante hai messo dolore:
io lavo e rilavo con le
lacrime;
tramutato in gioia
lo riporto con le mie
mani
alla fine del giorno,
alla notte dell'unione.
Tu hai preparato solo un
mondo di fango
unendo la luce alle
tenebre.
Qui mi hai lasciato a
mani vuote
e lontano da questo
vuoto,
nascosto hai sorriso e
sorridi.
Mi hai dato la
responsabilità
di preparare il tuo
paradiso.
Tu doni a tutti,
solo a me Tu domandi.
Sorridente Tu scendi dal
trono
e prendi in seno
ciò che ti posso dare
nell'amore.
Nelle tue mani ricevi
più di quello
che Tu mi hai donato. |
Tra il 1928 e il 1941
Tagore mostra con successo un altro degli aspetti della sua natura artistica
e della sua ricca personalità, infatti espone opere pittoriche, sia in
Europa che negli Stati Uniti, producendo fra disegni e dipinti, circa 2400
opere di notevole valore artistico.
Nei pochi mesi che
precedono la sua morte l'Università di Oxford conferisce a Tagore la laurea
ad honorem, nel frattempo incontra nuovamente Gandhi e gli affida la sua
Istituzione, perché la preservi e la presieda dopo la sua morte.
Fra i tanti successi e
riconoscimenti raccolti, purtroppo non avrà la gioia di partecipare
all'evento, forse il più importante fra tutti, che si compirà nel 1947, con
il raggiungimento dell'indipendenza, poiché il suo destino terreno si
concluderà prima di tale evento, che lo porterà ad attraversare lo Stige
traghettandolo nell'al di là.
Fra le sue liriche, ho scelto di presentarvi questa, senza titolo, dalla
quale è possibile capire quale fine pensatore e in quale profondità
meditativa Tagore riusciva ad inoltrarsi, senza cadere nello scontato o nel
retorico:
L'incenso si strugge per
dissolversi in profumo,
Il profumo per aderire
all'incenso,
La melodia cerca di
incatenarsi nel ritmo,
Mentre il ritmo torna
fluendo alla melodia.
L'idea cerca il suo corpo
nella forma,
La forma cerca la sua
libertà nell'idea.
L.infinito cerca il tocco
del finito,
Il finito la sua
liberazione nell'infinito.
Quale dramma è questo tra
creazione e distruzione.
Questa perenne vicenda
tra idea e forma?
La servitù lotta per
raggiungere la libertà,
E la libertà cerca
riposo nella servitù.
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